Si infiamma lo scontro politico tra Carlo Calenda e Renato Schifani. Il leader di Azione, in conferenza stampa a Palermo il 17 settembre, ha risposto duramente alle accuse del presidente della Regione Siciliana, che lo aveva accusato di aver offeso la Sicilia. “A offenderla — ha dichiarato Calenda — è il modo in cui Schifani gestisce le nomine nelle società partecipate, usate come merce di scambio per il tesseramento di Forza Italia. I siciliani devono liberarsi da questo giogo. Schifani pensa di essere Dio, come Luigi XIV in Francia”. Lo scontro ha avuto origine durante la festa dei giovani di Forza Italia a San Benedetto del Tronto, dove Schifani ha abbandonato l’evento in polemica con le dichiarazioni di Calenda. Quest’ultimo ha scelto Palermo per rilanciare le sue accuse, affiancato dal deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente. Calenda ha denunciato una gestione “vergognosa e indegna” delle nomine regionali, affermando di avere “l’elenco di ogni singola nomina con accanto il partito di riferimento”. Ha citato il caso dell’Azienda Siciliana Trasporti, dove sarebbe stato nominato il figlio di Genovese, “un ragazzo senza alcuna esperienza, solo per ottenere il sostegno di Raffaele Lombardo”. Secondo Calenda, la Sicilia è fanalino di coda in numerosi indicatori: “Ultima per qualità della rete ferroviaria, idrica e fognaria, penultima per sanità, prima per uso delle discariche e per giovani che non lavorano, seconda per evasione fiscale. I siciliani non possono essere condannati a questo scempio a opera di una classe politica feudale”.
Il leader di Azione ha attaccato anche lo Statuto speciale della Regione, definendolo “fallimentare”, e ha sostenuto la proposta di abolire il voto segreto all’Assemblea regionale siciliana, definito “una barbarie che consente ai deputati di esercitare un indebito ricatto sulla giunta”. Su questo punto ha trovato l’appoggio di La Vardera, che però ha preso le distanze dalle posizioni più radicali di Calenda: “La Sicilia non si commissaria, si governa con persone serie e preparate”. Calenda ha infine lanciato un appello ai leader dell’opposizione: “Faccio appello a Conte e Schlein: rinunciate alle quote nella finanziaria regionale. L’opposizione deve rifiutare le mancette e smettere di legittimare questo sistema”. Le dichiarazioni di Calenda aprono un fronte polemico che va oltre il botta e risposta personale, toccando nodi strutturali della governance siciliana. In attesa di una replica ufficiale da parte di Schifani, il dibattito sulle nomine e sulla trasparenza istituzionale si preannuncia acceso.