Caltanissetta, Claudio Fava presenta “Non ti fidare”: una storia tra identità, memoria e affetti

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Si può continuare ad amare un padre quando si scopre che non è il proprio padre biologico e che ha contribuito alla morte dei propri genitori? 

È attorno a questa domanda che ruota Non ti fidare, il romanzo di Claudio Fava presentato ieri al Tennis Club Caltanissetta nel corso di un incontro organizzato dalla libreria Ubik. A moderare l’evento è stata la giornalista Ivana Baiunco, che ha accompagnato il dialogo con l’autore.

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Ambientato tra l’Italia dei giorni nostri e l’Argentina segnata dalle conseguenze della dittatura militare, il romanzo racconta la storia di Stella Carnevale, insegnante di geografia che vive con il padre, un ex colonnello argentino trasferitosi in Italia molti anni prima. La sua esistenza viene sconvolta dalla scomparsa dell’uomo e da una scoperta destinata a cambiare ogni certezza: Stella non è sua figlia biologica.

Il servizio di Maria Chiara Brancato

La verità che emerge la conduce a fare i conti con una delle pagine più drammatiche della storia argentina. I suoi veri genitori erano oppositori del regime militare e, come accaduto a centinaia di altre vittime della dittatura, la giovane sarebbe stata sottratta alla propria famiglia alla nascita per essere affidata a persone vicine al potere. Da qui prende avvio un percorso che mette in discussione identità, appartenenza e affetti, fino a una domanda che attraversa l’intero romanzo: quanto conta la verità del sangue rispetto a quella dei sentimenti?

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Claudio Fava- © ViU News

Proprio da questa riflessione Claudio Fava ha raccontato la genesi del libro, nato da una vicenda reale incontrata durante un soggiorno a Buenos Aires. “Ho letto un trafiletto di cronaca che raccontava la storia di una ragazza che aveva scoperto di essere figlia di un inganno”, ha spiegato l’autore. Una giovane che, pur avendo appreso di essere stata sottratta ai suoi veri genitori durante la dittatura, continuava a considerare padre e madre le persone che l’avevano cresciuta. “Diceva che l’autenticità della relazione affettiva era ciò che contava davvero”.

Da quella storia è nata l’idea di esplorare il conflitto tra la verità dei fatti, la forza dei legami affettivi e la ricerca della propria identità, temi centrali del romanzo. Nel corso dell’intervista, Fava si è soffermato proprio su questi aspetti, che vanno ben oltre il contesto argentino e parlano a lettori di ogni luogo e generazione. “A chi deve appartenere una persona? A una verità certificata dalle carte o alla verità della vita vissuta? Oppure esiste una terza via, quella di costruirsi una propria identità?”, si è chiesto l’autore.

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Ma Non ti fidare affronta anche un’altra questione che attraversa l’intera narrazione: la capacità del male di nascondersi dietro un’apparente normalità. Il padre di Stella è infatti un uomo amorevole e protettivo, ma allo stesso tempo porta con sé il peso di un passato legato alla dittatura argentina. L’autore ha evidenziato come proprio questa contraddizione sia stata uno degli elementi che lo hanno maggiormente interessato nella costruzione del romanzo, interrogandosi su come sia possibile mescolare queste due intenzioni umane dentro la stessa persona. “Mi interessava indagare la capacità di mimetizzare il male”, ha spiegato.

Nel corso della nostra intervista, lo scrittore ha riflettuto anche sul ruolo della letteratura nel custodire la memoria e nel tramandare vicende che rischiano di essere dimenticate. “La funzione della letteratura è quella di mantenere e condividere una memoria”, ha affermato. “Quando si parla di 30 mila persone uccise si rischia di fermarsi a un numero. In realtà è un’intera generazione cancellata dalla vita”. Per questo, ha aggiunto, il romanzo può aiutare i lettori a entrare nelle storie delle persone che hanno vissuto quei drammi e a comprenderne più profondamente le conseguenze.

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