Caltanissetta. Dalla pagina al palcoscenico: “Alice dell’anima mia” diventa spettacolo

Illustrazione di Tiziana Morreale per "Alice dell'anima mia" Illustrazione di Tiziana Morreale per "Alice dell'anima mia"
© Illustrazione di Tiziana Morreale per "Alice dell'anima mia"
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C’è un filo, sottile ma potente, che unisce la scrittura al movimento. A Caltanissetta, grazie alla danzaterapista Josephine Giadone, la parola prende la forma del gesto in un progetto artistico, che da immaginazione si fa scena e che va olte la semplice presentazione editoriale o lo spettacolo teatrale: è la rappresentazione di una contaminazione tra linguaggi diversi.

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L’esperienza – così l’ha definita il direttivo dell’associazione Spazio Creativo che ha curato il progetto – prende vita con “Alice dell’anima mia”, il libro di Myriam Di Stefano, impreziosito dalle illustrazioni di Tiziana Morreale, che sarà presentato venerdì 15 Maggio dalle 18:30 nella Sala degli Oratori di Palazzo Moncada. Un appuntamento che non rappresenta solo il momento di incontro con l’opera, ma l’avvio di un viaggio più complesso, che raggiungerà la meta nella messinscena a teatro.

A moderare l’incontro di venerdì 15 Maggio, la psicologa Valentina Botta. Presente anche la Professoressa Fiorella Falci, che ha recensito il libro. Interverranno poi le danzatrici Rosalia Giadone, Claudia Pilato e Fausta Caldarella.

Dalle pagine di Myriam Di Stefano trae liberamente ispirazione “T’aime… Alice è una meraviglia”, lo spettacolo diretto da Josephine Giadone, in programma il 22 Maggio al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta. Sul palco ventitré donne in scena, accompagnate dagli attori Michele Celeste, Simona Scarciotta e Adriano Dell’Utri.

Proprio dall’incontro virtuoso tra le parole di Myriam Di Stefano, le evocative immagini di Tiziana Morreale e la danzaterapia di Josephine Giadone e delle sue allieve, è nata “quest’Alice luminosa e libera che parla a tutte le Alice del mondo” raccontano le tre donne a ViU News.

Questo progetto non si limita ad essere una semplice trasposizione; l’opera scritta non precede quella teatrale, piuttosto il libro e lo spettacolo si alimentano a vicenda, trasformandosi l’uno nell’altro, in un dialogo incessante. “Scrivevo mentre guardavo le allieve di Josephine danzare in sala. Una sera, durante una delle loro lezioni, c’era una danzatrice col volto malinconico. L’ho guardata e mi sono emozionata. Così è nata un’altra pagina del libro” spiega Myriam Di Stefano.

“Un fiume emotivo” descrive, invece, così il suo processo creativo Tiziana Morreale. Ci racconta che, facendo anche parte del gruppo di danzaterapia di Josephine Giadone, ha tratto ispirazione per le sue illustrazioni, sia dalle parole di Myriam Di Stefano, che dal suo percorso dentro la sala di danza. “Ho avuto due stimoli e fatto due tipi di lavori diversi, che hanno trasformato le macchie di colore in forme e sfumature, piene di senso – e aggiunge – non volevo smettere di disegnare, perchè ogni parola del libro e ogni passo di danza, mi suggerivano nuovi colori e nuovi disegni. È stato un lavoro totalizzante. Ha abbracciato tutte le sfere emotive. Leggere, danzare e disegnare nel segno di un’esperienza di creatività pura, è stato bellissimo.”

Al centro di questo processo c’è, certamente, il linguaggio della danzaterapia, che diventa un emozionante e potente strumento d’espressione – “è tutte le parole che non riesco a pronunciare” ci dice una delle ventitrè danzatrici del gruppo – oltre che un laboratorio di sperimentazione vera e propria. Non si tratta di creare e danzare coreografie nel senso tradizionale, ma di immergersi in un percorso che mette al centro la persona con il suo vissuto autentico. “Per me, la danzaterapia in una parola è relazione. Ho avuto molte difficoltà a far entrare l’altro nel mio mondo. Con la danzaterapia invece, l’incontro diventa più semplice” così un’altra danzatrice del gruppo di Josephine Giadone spiega l’importanza che questo percorso ha avuto nella sua vita. Il corpo, in questo modo non si limita ad eseguire ma gli è concesso il potere di raccontarsi.

Il riferimento è al metodo di Maria Fux, figura rivoluzionaria del Novecento, che ha ridefinito il concetto stesso di danza. Ed è proprio questa eredità che Josephine Giadone raccoglie e rielabora: “In un tempo che spinge alla velocità e alla perfezione, la nostra Alice parla attraverso un linguaggio silenzioso ma forte: quello del corpo”, racconta la danzaterapista.

Questo progetto segue una direzione opposta rispetto al nostro tempo veloce e esigente di perfezione. “Alice ci invita a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere che dentro ogni anima esiste una storia – dice Josephine Giadone e aggiunge – in questa visione, la danza cambia natura diventando un processo che mette al centro la persona con le sue fragilità e la sua sensibilità”.

“La danzaterapia è un atto profondamente umano” così la definisce la danzaterapista, il cui legame con questo metodo affonda nelle esperienze che ci racconta: “Da piccola sentivo la musica e vibravo, ma stare dentro certe regole era quasi impossibile. Mio padre cercò di incanalare questa energia portandomi a danza. Poi, crescendo, ho sentito il bisogno di cercare la verità e l’ho ritrovata nelle danze popolari e, più tardi, nel metodo di Maria Fux”.

Nel suo lavoro artistico il movimento diventa una narrazione cruda e sincera. Non pretende performance precise, condite di una bellezza patinata e sterile, ma esibizioni sentite ed emozionanti, in grado di dar voce e consegnare all’altro le proprie esigenze interiori, restituendo al pubblico la capacità di apprezzare il bello non nella perfezione ma nella verità. L’Alice del libro, imperfetta e vera, non resta chiusa tra le pagine, ma attraverso corpi, anch’essi imperfetti e veri, in quest’unione artistica, è libera di esprimersi attraverso diversi linguaggi e toccare, così, quante più anime possibili.

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