Quando si parla di Sardegna del vino, il pensiero corre immediatamente alle coste, al Vermentino e alle immagini da cartolina che hanno reso celebre l’isola nel mondo. Eppure esiste una Sardegna diversa, più interna e meno conosciuta, che custodisce una delle espressioni più originali del patrimonio viticolo italiano: il Mandrolisai.
È stato questo il tema della masterclass condotta da Francesco Saverio Russo il 19 giugno al Palazzaccio, un viaggio attraverso tredici vini e un territorio che oggi rappresenta uno dei casi più interessanti della viticoltura contemporanea.
Negli ultimi anni l’attenzione di molti osservatori si è concentrata su territori capaci di affrontare le sfide climatiche con strumenti naturali già presenti nel loro patrimonio agricolo. Altitudine, biodiversità varietale e stabilità climatica sono diventati fattori sempre più importanti per immaginare il futuro del vino. Il Mandrolisai possiede tutte queste caratteristiche.
Situato nel cuore geografico della Sardegna, tra colline che raggiungono i 700 metri di altitudine, questo territorio è caratterizzato da suoli granitici e da un clima più fresco e continentale rispetto alle zone costiere. Il granito svolge un ruolo fondamentale: accumula calore durante il giorno e lo restituisce gradualmente, contribuendo alla maturazione equilibrata delle uve. Ma ciò che rende davvero speciale il Mandrolisai è l’elemento umano. Qui operano aziende piccolissime, spesso a conduzione familiare, che hanno saputo conservare una cultura agricola antica senza rinunciare a una visione moderna.
Il Consorzio Vini Mandrolisai riunisce realtà produttive dalle dimensioni sorprendenti. Durante la masterclass è stato ricordato come il produttore più piccolo realizzi circa mille bottiglie all’anno, mentre il più grande raggiunga appena trentamila bottiglie. Numeri che raccontano una viticoltura artigianale e fortemente legata al territorio. L’area comprende sette comuni uniti da un progetto condiviso di valorizzazione e tutela di un’identità che affonda le radici nella storia agricola della Sardegna interna.
Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante l’incontro riguarda la natura stessa della denominazione. In un panorama spesso dominato dal racconto del singolo vitigno, il Mandrolisai propone una prospettiva differente: la denominazione è legata al territorio più che all’uva. Le protagoniste sono Bovale, Cannonau e Monica, varietà che convivono storicamente negli stessi vigneti e che trovano la loro forza nella complementarità piuttosto che nell’espressione individuale.
Da questa filosofia nasce la pratica della cofermentazione, elemento identitario del Mandrolisai. Le diverse varietà vengono coltivate insieme, raccolte insieme e fermentate insieme. Non si tratta quindi di un assemblaggio realizzato successivamente in cantina, ma di una fermentazione condivisa che restituisce vini capaci di raccontare il territorio nella sua complessità. È un approccio antico e al tempo stesso sorprendentemente moderno, che pone al centro l’equilibrio e l’armonia piuttosto che la ricerca della performance varietale.
I vini degustati hanno mostrato una cifra stilistica comune: eleganza, misura e profondità . Particolarmente significativo il passaggio dedicato ai rosati, definiti da Russo tra i vini più difficili da realizzare per la necessità di trovare un equilibrio sottile tra struttura, freschezza e identità. Nei rossi emerge invece una filosofia produttiva orientata alla finezza, con fermentazioni spontanee, estrazioni delicate e una ricerca costante della bevibilità e della capacità evolutiva.
La degustazione ha permesso di osservare diverse interpretazioni del territorio attraverso etichette come Mandrolishir, Tenute Pitzalis, Nodiù, Brabajanna, S’Areu e Sozerana. Differenze stilistiche e sensibilità produttive distinte hanno confermato quanto il Mandrolisai sia una denominazione viva, capace di offrire molteplici letture senza perdere la propria identità.
Durante l’incontro è emerso anche un parallelo particolarmente interessante con Bordeaux. Non per una somiglianza stilistica dei vini, ma per la centralità del concetto di territorio. Così come a Bordeaux il valore risiede nell’assemblaggio e nell’identità del luogo più che nel singolo vitigno, anche il Mandrolisai trova la propria forza nella sintesi tra varietà diverse e nella loro relazione con l’ambiente che le ospita.
Se fosse necessario riassumere in poche parole l’impressione lasciata dai vini degustati, l’espressione più efficace sarebbe probabilmente quella di una “timidezza elegante”. I vini del Mandrolisai non cercano l’effetto immediato né la spettacolarizzazione. Si presentano con discrezione, richiedono attenzione e tempo, ma ricompensano con profondità, autenticità e una straordinaria coerenza territoriale.
A conclusione della masterclass, viene spontaneo trovare un parallelismo tra la personalità professionale di Francesco Saverio Russo e uno degli elementi fondamentali del vino: il tannino. Come i tannini migliori, la sua presenza non passa inosservata. Talvolta può apparire vigorosa, persino spigolosa, altre volte più austera e severa, ma sempre animata da una profonda coerenza. Non ricerca il consenso immediato, così come i grandi vini non cercano la facile seduzione. Preferisce stimolare il confronto, provocare riflessioni e spingere lo sguardo oltre l’apparenza.
Nel corso della degustazione questa caratteristica è emersa con chiarezza: ogni vino è stato il punto di partenza per raccontare una visione più ampia, nella quale il territorio precede il vitigno, la comunità precede il marchio e il futuro si costruisce valorizzando ciò che rende un luogo unico. Come un tannino ben integrato, la sua narrazione resta a lungo dopo l’assaggio. Lascia una traccia persistente, non per l’effetto della singola affermazione, ma per la forza dell’idea che sostiene. Ed è proprio questa persistenza a suggerire che il Mandrolisai non sia soltanto una denominazione da scoprire, ma un progetto culturale destinato a far parlare sempre più di sé e del territorio che rappresenta.
A rappresentare il Mandrolisai erano inoltre presenti Cantina Carboni, Fradiles, Vitivinicola Etzo, Tenute Pitzalis, Famiglia Demelas, Tenute Demelas, Vigne Centro Sardegna, Su Connottu, Soberana, Tenute Palmas, Vitivinicola Cadeddu, Giacu e Quarantesimo Parallelo, una presenza corale che ha offerto una panoramica significativa della produzione enologica del centro Sardegna.

