Un viaggio tra memoria, identità e segreti custoditi dalla montagna. Nel pomeriggio di ieri, alla libreria Ubik di Caltanissetta, si è svolta la presentazione del libro Il tuo nome nel bosco della scrittrice Francesca Maccani. A moderare l’incontro la giornalista Ivana Baiunco, che ha guidato il dialogo con l’autrice accompagnando il pubblico alla scoperta delle atmosfere e dei temi del romanzo.
Ambientato in un piccolo paese del Trentino negli anni Sessanta, il libro racconta una realtà in cui il lavoro del carbone scandisce la vita quotidiana e il confine resta una ferita ancora aperta. In questo contesto si intrecciano vicende familiari e tensioni collettive, che fanno da sfondo a una storia di identità, appartenenza e segreti. Attraverso una narrazione intensa e ricca di suggestioni, Francesca Maccani racconta una comunità sospesa tra passato e presente, tra ricordi della guerra e tensioni legate al conflitto etnico che in quegli anni attraversava l’Alto Adige.
A raccontare la genesi del romanzo è stata la stessa autrice, che ha sottolineato il legame con le proprie origini: “Il libro nasce perché io in realtà sono di origini trentine. Mi sono trasferita in Sicilia circa 15 anni fa e ho scritto sempre libri sulla Sicilia. Questa volta invece avevo voglia di tornare a casa mia e di raccontare a voi siciliani le storie dei miei boschi e della mia terra”. Da questo ritorno alle radici si sviluppano anche i temi centrali dell’opera, che l’autrice lega a questioni di forte attualità: “Emergono il tema del confine, dell’identità e dell’appartenenza. E poi c’è molto forte la tematica dell’italianizzazione forzata, perché al termine di una guerra i territori vengono spartiti a tavolino e poche volte si tiene conto dell’identità linguistica e culturale delle popolazioni che si trovano a vivere in queste terre di scambio”.
Tra gli elementi più suggestivi del romanzo c’è il ruolo del bosco, che diventa una presenza viva e simbolica nella narrazione: “Il bosco è un vero e proprio personaggio. È l’archetipo per eccellenza delle fiabe che ci raccontavano da bambini, ma a differenza del bosco delle fiabe, che è spesso sinonimo di smarrimento, paura, buio e perdita, per me invece è qualcosa che accoglie, che abbraccia e che mi fa sentire a casa”.
Accanto alla dimensione narrativa emerge anche una riflessione più ampia sul valore della memoria e del racconto: “Il messaggio è quello di andare a rispolverare le vecchie storie che ci appartengono, quelle che ci raccontavano quando eravamo piccoli, e riproporle e raccontarle affinché non vadano perse”.



