Si parla tanto di “Rigenerazione urbana”, ma esiste davvero una formula perfetta per avviare un processo di rigenerazione? E, soprattutto, cosa significa rigenerare? A sollevare il dubbio è l’architetto e designer sancataldese Claudio Di Forti, che invita a interrogarsi su ciò che realmente necessita di essere trasformato e su ciò che, invece, si rischia di idealizzare.
«Tutte queste riflessioni, alla luce di molti anni di somministrazione incondizionata della parola rigenerare, nascono dal fatto che il nostro caro territorio nisseno, pur essendo terreno molto fertile per avviare processi di rinascita urbana e culturale, trova spesso, nei molti tentativi, molti fuochi di paglia. Perché?»si domanda Di Forti. La risposta, a suo parere, va ricercata prima di tutto nell’essere umano:«Credo fortemente che il primo passo per rigenerare l’urbano non si debba fare in avanti, ma indietro: occorre prima di ogni altra cosa rigenerare l’uomo che abita il territorio. Da lì nascerà tutto».
La rigenerazione, dunque, come processo di sensibilizzazione collettiva, semplice ma necessario.«Ma non basta– continua –occorre che in questo processo siano coinvolte tutte le realtà che potenzialmente possano essere lo zoccolo duro dell’incarnazione del rinnovamento territoriale».Tra queste, Di Forti indica il Design industriale come punto di partenza. Il territorio nisseno vanta infatti una manodopera artigiana di qualità, capace di lavorare i più svariati materiali. Per questo, sostiene, è fondamentale che i designer locali diventino parte attiva dei processi produttivi: dalla collaborazione tra impresa e progettisti può nascere una maggiore qualità, una più forte identità e, soprattutto, una rinnovata cura per le “nostre cose”.
Un ruolo chiave è attribuito anche alla formazione:«I nostri designer e architetti devono parlare ai bambini, ai ragazzi, coinvolgerli nei processi creativi o meglio insegnare un processo creativo semplice, il più efficace: il Design è un gesto semplice».Una strategia, cioè, che può diventare realmente vincente.
La rigenerazione urbana, infatti, può partire dalle case, dalle scelte individuali:«Facciamo entrare nelle nostre case il “nostro” Design, intriso di storia e qualità: è come una subdola operazione di marketing anni ’90, entrare nelle case e innestare un concetto positivo di rigenerazione».
Secondo Di Forti, ciò che manca è proprio questo “passo indietro”, che parla prima all’uomo e poi alla città. Solo da quel momento potrà svilupparsi un processo naturale capace di edificare nuovi quartieri e nuovi modi di abitare.«Siamo noi cittadini che dobbiamo dire alla politica da che parte andare, cosa vogliamo. Basta un murales usa e getta stampato su un muro di un qualunque centro storico per fare rigenerazione? Non credo, non basta», conclude.
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