“Ma tu che lavoro fai?” è il titolo del nuovo libro di Mariangela Galante, presentato ieri sera alla Libreria Ubik di Caltanissetta. Nonostante il clima rigido, l’incontro ha richiamato numerosi lettori e appassionati.
Un’atmosfera composta e attenta ha accompagnato il dialogo tra l’autrice e il giornalista Donatello Polizzi, che fin dall’inizio è riuscito a coinvolgere il pubblico. I brani più significativi del libro, letti e approfonditi durante la serata, hanno creato momenti di ascolto intenso, interrotti soltanto da applausi sentiti: la conferma di una narrazione che colpisce per sincerità e capacità di parlare a generazioni diverse. Tra i temi centrali dell’incontro, il rapporto tra due universi che spesso convivono nella stessa famiglia: da un lato la concezione classica del lavoro, fondata su stabilità e percorsi lineari; dall’altro quella contemporanea, più fluida, incerta e difficile da decifrare, ma pienamente reale, che Galante esplora nel suo libro. Un confronto generazionale che non sfocia nel conflitto, ma diventa occasione di comprensione e chiave di lettura dei cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro e l’identità professionale.
A rimarcare questo aspetto è intervenuto anche Donatello Polizzi, sottolineando come “il libro riesca a mettere in dialogo due visioni del lavoro solo apparentemente inconciliabili, restituendo dignità tanto alla tradizione quanto alla sperimentazione”. Nel cuore diMa tu che lavoro fai?emerge con forza anche il tema del riscatto personale: un riscatto che non nasce dal caso, ma da una determinazione ostinata e da una spinta di coraggio. Galante non edulcora gli ostacoli né minimizza le incertezze, ma mostra come la perseveranza possa aprire strade inattese, soprattutto in territori spesso raccontati solo attraverso le loro mancanze.
Molto partecipato il momento dedicato alla scelta di restare in Sicilia. Una decisione che, come ha spiegato l’autrice, non fu inizialmente frutto di un progetto consapevole:“Nel 2014 non fu una scelta pensata quella di tornare– ha raccontato –ma dopo qualche anno, e ancora di più oggi, è una scelta pienamente consapevole. A me piace vivere qui”. Su questo punto si è innestata una riflessione più intima, condivisa con il pubblico:“Restare è qualcosa che ti interroga ogni giorno. Non è un gesto eroico e non è nemmeno facile: è una scelta che ti costringe a fare i conti con i limiti, con le attese, con quello che manca. Ma è anche il luogo in cui senti che le cose, se nascono, nascono davvero da te”, ha aggiunto l’autrice.












