Screenshot 2026 04 23 alle 9.32.20 AM Merce falsa venduta sui social scoperta dalla Finanza nel Messinese Screenshot 2026 04 23 alle 9.32.20 AM Merce falsa venduta sui social scoperta dalla Finanza nel Messinese

Merce falsa venduta sui social scoperta dalla Finanza nel Messinese

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Un sistema strutturato, capace di vendere centinaia di prodotti contraffatti attraverso i social network e di raggiungere migliaia di clienti aggirando i controlli, è stato smantellato a Messina dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito sette misure cautelari su disposizione del Gip, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Quattro persone sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari e per un settimo indagato è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse contestate sono associazione per delinquere finalizzata al commercio di prodotti con marchi contraffatti e ricettazione.

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L’indagine, condotta dal Gruppo di Messina, ha ricostruito l’esistenza di un vero “negozio parallelo” online, basato su una pagina Facebook collegata a un gruppo chiuso con oltre 2.200 iscritti, dove venivano messi in vendita capi d’abbigliamento, accessori e profumi falsi, presentati come originali e offerti a prezzi nettamente inferiori rispetto al mercato. Il meccanismo di vendita era semplice e immediato: dirette social per mostrare i prodotti, ordini raccolti in tempo reale e consegne rapide, con possibilità di ritiro presso le abitazioni degli indagati, consegna a domicilio o spedizione.

Secondo gli investigatori, l’organizzazione era attiva dal 2022 e aveva base nel quartiere Giostra; alcuni degli indagati erano già ai domiciliari per altri reati, ma avrebbero continuato a gestire l’attività illecita. Intercettazioni, pedinamenti, analisi dei conti correnti e sequestri hanno permesso di delineare il quadro dell’inchiesta: gli accertamenti economici hanno evidenziato flussi di denaro incompatibili con i redditi dichiarati, mentre sui social venivano ostentati lusso e disponibilità economiche. Dopo gli interrogatori dell’8 aprile 2026, il giudice ha disposto le misure cautelari per sette persone, riconoscendo invece un ruolo marginale per altri cinque soggetti coinvolti.

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