Si riaccende il dibattito sul futuro delle miniere siciliane, da anni abbandonate e in cerca di una nuova identità. Il Collettivo Letizia di San Cataldo torna alla carica e sollecita un confronto ufficiale con l’assessore all’Energia Francesco Colianni, con il presidente della III Commissione Attività Produttive e con il dirigente generale del Dipartimento dell’Energia, Carmelo Frittitta, chiedendo una presa di posizione chiara sulla possibilità di trasformare questi siti in impianti per lo stoccaggio di energia gravitazionale.
La proposta non nasce dal nulla. Qualche settimana fa Gianfranco Cammarata, portavoce del Collettivo Letizia, aveva richiamato l’attenzione su quanto sta avvenendo in Sardegna, dove è in corso uno dei progetti più innovativi d’Europa nel campo dell’accumulo energetico. A Nuraxi Figus, nel Sulcis, l’ex miniera di carbone è stata scelta come sede di un sistema ibrido da 100 MW che combina l’accumulo gravitazionale con batterie agli ioni di litio (BESS). L’iniziativa, sviluppata dalla svizzera Energy Vault in partnership con la società regionale Carbosulcis, punta a riconvertire i profondi pozzi minerari in serbatoi sotterranei per immagazzinare l’energia prodotta in eccesso da fonti rinnovabili. Il funzionamento, spiegato anche in un servizio della trasmissione Report, è semplice nella logica ma sofisticato nella tecnologia: l’energia non utilizzata viene impiegata per sollevare pesi o pompare acqua in profondità; quando la rete richiede potenza, i pesi vengono lasciati scendere o l’acqua viene rilasciata, generando elettricità attraverso sistemi di pompaggio idroelettrico. L’obiettivo è creare entro il 2026 un vero e proprio hub energetico “verde”, capace di attrarre nuove industrie, stabilizzare la rete e dare nuova vita a un’area industriale dismessa.
Un modello che, secondo il Collettivo Letizia, potrebbe rappresentare una svolta anche per la Sicilia. “Territori che andavano incontro alla mortificazione della propria storia e alla depressione dei sogni del mondo giovanile – aveva ricordato Cammarata – oggi ritrovano entusiasmo e un nuovo orizzonte di vita grazie a progetti come quello del Sulcis”. Da qui la richiesta alla Regione di valutare seriamente la possibilità di replicare un percorso analogo nelle miniere dell’isola, trasformando un passato industriale in un’opportunità per la transizione energetica.
“È nostra intenzione verificare ogni eventualità di sviluppo per la nostra martoriata realtà. Per questo ci rivolgiamo alle più alte figure istituzionali nel campo dell’energia, perché si impegnino all’analisi dell’idea progettuale, prendendo spunto da quanto già realizzato in Sardegna. Come Collettivo Letizia – conclude Gianfranco Cammarata – siamo disponibili a ogni interlocuzione utile al riguardo.”