Non solo showman: l’intellettuale nascosto dietro Paolo Bonolis

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Paolo Bonolis - Foto di Elena Torre, via Flickr - licenza CC BY‑SA 2.0
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14 giugno: in questo giorno del 1961 nasceva Paolo Bonolis, destinato a diventare un autentico fuoriclasse della televisione italiana, grazie al suo stile ironico, scanzonato e dissacrante.

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Si può parlare di destino per il conduttore romano, dal momento che il suo percorso professionale televisivo cominciò in modo del tutto casuale. Quando aveva 18 anni, accompagnò un amico ad un provino della Rai, che cercava ragazzi per condurre un programma del pomeriggio. Il regista del programma, Leone Mancini, scelse il giovane Bonolis invece del suo amico e quella trasmissione – 3,2,1… Contatto – fu la prima di una trafila costellata di successi come I cervelloni, Tira e Molla, Ciao Darwin, Chi ha incastrato Peter Pan, Il senso della vita e Avanti un altro, in una carriera che, da 45 anni, regala sorrisi e buon umore al pubblico italiano.

Paolo Bonolis è un istrionico mattatore del piccolo schermo, capace di dominare la scena con la sua abilità nell’improvvisazione, nel saper spaziare tra argomenti profondi e leggeri, e nel passare da un registro all’altro, grazie ad una grande cultura e a un uso brillante della parola e della retorica.

Pochi volti della televisione nostrana hanno saputo trasformare lo schermo in un laboratorio di pensiero e di intrattenimento, volto a esplorare le dinamiche mutevoli della società con la lucidità e l’irriverenza che lo contraddistinguono. Il suo stile comunicativo non mira soltanto a divertire, ma invita a riflettere sul nostro tempo e sull’evoluzione della comunicazione.

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? Paolo Bonolis – Foto di Luca Vanzella, via Flickr – licenza CC BY 2.0

Nel giorno del suo compleanno, l’occasione è propizia per ripercorrere alcune delle sue più acute riflessioni, espresse in diverse occasioni pubbliche: dalla critica al politicamente corretto all’analisi della narrazione del sé nei social media, dall’impatto della tecnologia sui rapporti umani al valore fondamentale della fatica.

Bonolis ha criticato con decisione il politicamente corretto, da lui definito il make-up dell’ipocrisia. Durante le sue trasmissioni, le persone intorno a lui sono strumenti che utilizza con acuta e rispettosa ironia per smascherare e delegittimare questo meccanismo di conformismo linguistico imposto da una società troppo rigida che – come lui stesso ha sottolineato – conduce gli individui a indignarsi per le parole ma non per i fatti.

La falsificazione del sé è, secondo Bonolis, uno dei tratti dominanti dei social network, perché le persone narrano la versione che vorrebbero che gli altri vedessero di loro stesse. A proposito della tecnologia e il suo impatto sui rapporti umani, il conduttore ha espresso la sua convinzione che essa stia sgretolando competenze, come la memoria – che l’essere umano ha impiegato milioni di anni per sviluppare – e al tempo stesso stia sottraendo profondità alle relazioni interpersonali.

Anche se può sembrare qualcosa di scontato, merita attenzione l’importanza che Bonolis ha attribuito alla fatica. Il conduttore ha sottolineato come il valore delle cose sia legato allo sforzo impiegato per arrivare a ottenerle: se non si compie più alcuna fatica, inevitabilmente le cose perdono il loro valore e, come logica conseguenza, si perde anche il rispetto per esse.

Insomma, nonostante i dubbi e le speculazioni sul futuro professionale di Paolo Bonolis – in bilico tra Mediaset e Rai, e con il desiderio da lui più volte ribadito di dedicarsi ad altre cose, al di fuori del piccolo schermo – possiamo almeno vantare una certezza: la sua profonda capacità analitica, che lo rende, oltre che un fuoriclasse della televisione italiana, anche un formidabile intellettuale.

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