La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio legata al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, iscrivendo tre persone nel registro degli indagati: un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato già membro del CdA della “Stretto di Messina Spa” e un imprenditore. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre avrebbero messo in atto una serie di condotte mirate a condizionare l’esame di legittimità che la Corte dei Conti stava svolgendo sul progetto definitivo dell’opera. Le perquisizioni, eseguite dai carabinieri del Ros tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone, hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e documenti ora al vaglio degli investigatori.
L’avvocato e l’imprenditore, secondo la Procura, avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli appoggio per ottenere incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, subordinando tale sostegno alla sua “fattiva azione” per favorire gli interessi della società incaricata della realizzazione del Ponte. I due avrebbero inoltre tentato di coinvolgere altri magistrati ritenuti utili al gruppo e avrebbero rivelato a terzi informazioni coperte da segreto, apprese proprio grazie al giudice indagato. Quest’ultimo, da parte sua, avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura interna alla Corte dei Conti, rivelando orientamenti dei colleghi e dettagli sulla Camera di Consiglio. Avrebbe anche esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre una memoria tecnica da consegnare alla società, manifestando in cambio interesse a ricoprire ruoli di vertice, tra cui la presidenza dell’Antitrust o di una partecipata pubblica.

















