San Cataldo, il segretario del PD Terrana: “Sindaco? Non é tempo dei nomi, si parta da una visione per la città”

A ViU News il segretario dem Fausto Terrana fa il punto sulla politica cittadina e regionale.
Fausto TerranaFausto Terrana
Fausto Terrana, segretario PD San Cataldo
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Ci apre la porta di casa in pantofole, appena rientrato da Bruxelles per il weekend da trascorrere nella sua terra natale. Fausto Terrana, da pochi mesi segretario del Partito Democratico di San Cataldo — eletto l’1 giugno 2025 al congresso cittadino — ci accoglie con la naturalezza di chi ormai a venticinque anni della politica ne ha fatto la propria vita, ma anche di chi non ha mai reciso il legame con la propria terra. Entrato nel PD a soli quattordici anni, nel 2022 diventa segretario della provincia nissena dei Giovani Democratici. Nel frattempo studia a Bologna, dove si laurea in giurisprudenza, e oggi lavora come policy advisor al Parlamento Europeo, occupandosi di agricoltura al fianco dell’eurodeputata Annalisa Corrado nel gruppo dei Socialisti e Democratici. Ogni settimana viaggia verso Bruxelles o Strasburgo, senza rinunciare alla sua San Cataldo quando gli impegni lo consentono. È con questo piccolo ma pesante bagaglio di esperienze che Terrana da neosegretario si prepara a guidare il PD sancataldese verso le elezioni amministrative del 2027.

Qual è il bilancio che il PD traccia dell’amministrazione Comparato? 

“É stata un’amministrazione immobile. Nel momento più favorevole per gli investimenti pubblici, con l’Unione Europea che ha messo a disposizione risorse straordinarie attraverso il PNRR e con i piani nazionali di attuazione, San Cataldo avrebbe dovuto progettare, intercettare fondi e costruire una visione nuova. Tutto questo non è avvenuto. Le responsabilità sono duplici: da un lato una evidente incapacità politica di gestire i rapporti interni, dall’altro le difficoltà strutturali del Comune, come la carenza cronica di personale. Riconosco che siano state avviate alcune assunzioni, ma nel complesso anche su questo si poteva fare molto di più. In un periodo di grande disponibilità economica, San Cataldo é sostanzialmente uguale al periodo che anticipava questa amministrazione. Quando il sindaco rivendica di aver risanato i debiti, io applaudo: è un risultato positivo. Ma non era stato eletto per questo. Era stato eletto per ribaltare la città, per dare ai sancataldesi un futuro diverso, non per accontentarli con la ‘mediocrità’. Peraltro, il percorso di risanamento era già stato avviato durante il periodo commissariale. Quello che è mancato è la capacità di trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete per la comunità.”

Secondo lei la mancanza di esperienza politica e amministrativa ha pesato sulla capacità di Comparato di guidare San Cataldo? “

“Sì, e lo dimostrano i fatti. Un dato oggettivo è che questa giunta ha cambiato nove assessori in cinque anni, tutti usciti per le stesse ragioni: non avevano la possibilità di amministrare, di svolgere pienamente il proprio ruolo portando avanti le loro idee e iniziative. Se gli assessori non riuscivano a portare avanti il loro lavoro, significa che la guida politica dell’amministrazione, cioè Comparato, non è stata capace di fare sintesi e di garantire stabilità. Questo è un limite che ha pesato sull’intero quinquennio. Premettendo che credo fermamente nel Fronte Progressista come alternativa alla destra, e sono convinto che anche a San Cataldo si debba compiere uno sforzo per costruire un campo ampio e credibile. Ma non lo si può fare con alchimie ed alleanze a prescindere dai temi, bisogna partire dalla programmazione e dalla visione futura di questa città. E non lo si può fare con Comparato, che per quasi due anni ha stretto accordi con la destra, alla luce del sole.”

Quindi su Comparato c’è un veto da parte del PD? Non c’è il rischio di replicare quello che è successo alle precedenti elezioni nel capoluogo nisseno? 

“Su Comparato non ci sono condizioni minime di alleanza. Allo stesso tempo auspico che con le altre forze progressiste si possa dialogare. Nessuno è in grado di vincere da solo: serve la capacità di costruire una coalizione e di offrire una proposta politica credibile.”

Anche il PD però ha delle responsabilità: ha sostenuto cinque anni fa la candidatura di Comparato per poi, dopo pochi mesi, ritirare gli assessori e passare all’opposizione. In questi anni il partito si è sgretolato, ha perso pezzi. Non pensa che questa immagine di divisione peserà alle elezioni? 

“È vero, abbiamo commesso anche noi degli errori. Ma voglio chiarire alcune cose: il gruppo consiliare nato con Lombardo e Bonsignore non rappresenta una vera perdita. Uno era un candidato indipendente e l’altro non militava nel partito da anni. Sul piano umano invece sono addolorato per l’uscita di Marco Andaloro, con cui ho condiviso tutta la mia storia politica, ma sono sicuro che riusciremo a trovare una sintesi per un percorso comune alle prossime amministrative. Allo stesso tempo, da quando sono segretario, vanno segnalate nuove adesioni. A San Cataldo la comunità dei democratici conta oggi più di 120 iscritti. Il partito era ben strutturato prima di me grazie al lavoro di Martina Riggi e dei consiglieri Imera e Cammarata ed oggi in tanti si stanno riavvicinando e, soprattutto, una nuova classe dirigente sta emergendo in modo strutturato: penso alla vicesegretaria Federica Vancheri, a Benny Torregrossa, alla straordinaria comunità dei Giovani democratici guidata da Sharon Cirasa, Nicola Cammarata, Angelo Arnone, Luca Ferrara e tante e tanti altri.”

Il suo nome circola già nel cosiddetto toto nomi per le prossime amministrative. Si sente davvero in corsa per la candidatura a sindaco? 

“Non è il tempo dei nomi. ‘In politica chi entra Papa spesso esce cardinale’: i primi nomi che circolano sono quelli che si bruciano. Per questo, se oggi uscisse il mio, sarei sereno: significherebbe che potrò continuare a dormire sonni tranquilli.

Se le venisse proposto?

Se venisse proposto inevitabilmente ci penserei, ma il punto non è la persona: il nome non deve mai diventare un ostacolo rispetto a una visione di città. Saremo nelle condizioni di portare ai tavoli proposte valide, e sono certo che anche altre forze sapranno esprimere nomi validi. L’importante è lavorare per tempo, senza arrivare a presentare un candidato e un programma soltanto due mesi prima delle elezioni.”

A chi guardate per le alleanze?

“Sicuramente non vedrete il nostro simbolo accanto a simboli della maggioranza che sostiene Schifani in Regione. In questo quinquennio abbiamo già maturato esperienze significative in consiglio comunale con gruppi civici che hanno dimostrato di voler lavorare per San Cataldo. Dialogheremo anzitutto con le forze civiche, a partire da quelle con cui abbiamo condiviso un pezzo di strada.

Le Spighe e Riprendiamoci la Città?

Non é tempo di steccati e coalizioni. Inutile negare che con Le Spighe c’é grande rispetto e comunanza d’intenti ed al gruppo “Riprendiamoci la città” sono personalmente legato. Ricordo che già a quindici anni ero molto critico nei confronti dell’allora sindaco Giampiero Modaffari. Io in quel periodo ero il presidente della consulta degli studenti, più volte veniva a prendermi a scuola per discutere delle mie uscite pubbliche, anche di semplici post pubblicati sui social. È una persona a cui voglio bene, e questo rapporto di confronto mi ha segnato particolarmente.”

Lei ha citato Giampiero Modaffari. Durante la sua amministrazione le divergenze con i dem non sono mancate — basti ricordare, una per tutte, la contrarietà del sindaco all’apertura dei negozi di cannabis light. Il tempo può sanare le divisioni politiche del passato?

“Sì, è vero: anche io sulla questione cannabis lo attaccai. Oggi, dopo dieci anni, posso dire che Giampiero Modaffari oltre ad essere una brava persona è stato anche un bravo amministratore. La proposta per le prossime elezioni non si costruisce sui ricordi o sulle polemiche del passato: si costruisce sui temi.”

Qual è la piattaforma dei temi su cui state lavorando? 

“Il mio amico Lorenzo Pacini dice sempre che può risultare utile “spaventare i moderati”. É una provocazione per dire che se cerchi sempre di accontentare tutti con proposte incoerenti e miti, finisce che non rappresenti nessuno. Stiamo costruendo un partito che non ha paura di combattere per una proposta se la reputa utile, anche in modo radicale, ma che sia capace di dialogare con tutti ma senza ambiguità. La nostra visione si basa su tre pilastri fondamentali:

Il primo è la giustizia sociale: ogni risorsa pubblica deve essere redistribuita a favore di quella fascia di popolazione che oggi vive sotto la soglia di povertà. Secondo diversi report sono quattro cittadini su dieci in questa condizione. Prima di tutto si deve pensare a consentire alle famiglie più svantaggiate di avere le stesse condizioni di chi ha maggiori disponibilità economiche: un sostegno per andare a scuola, per fare sport e per arrivare a fine mese in modo dignitoso;

Il secondo pilastro è il patrimonio pubblico: dobbiamo salvaguardarlo e valorizzarlo, perché rappresenta una vera ricchezza che si sta disperdendo. Serve un investimento straordinario sull’edilizia scolastica e la riqualificazione di tutti quegli edifici transennati e chiusi, per aprirli alla città affinché portino socialità e cultura;

Il terzo punto è il diritto al restare. A San Cataldo non ci sono le condizioni per attirare investimenti di grandi multinazionali e non é quello il modello di crescita cui auspicare. Dobbiamo invece attrarre gli smart workers, persone che già lavorano a distanza e che possono trovare qui un tessuto sociale e culturale accogliente. Bisogna aiutare chi fa impresa qui, chi ha un negozio, e chi coglie la sfida della transizione ecologica e digitale.”

Parlando di diritto al restare, viene naturale chiedersi: che spazio ha oggi il meridionalismo nella politica italiana?

“L’antimeridionalismo è una questione trasversale che riguarda tutti i partiti dell’arco costituzionale e va combattuto con forza, perché da questa battaglia passa l’emancipazione dei bisogni del Sud di questo paese. Attenzione però: lottare per la questione meridionale non deve trasformarsi in una rivendicazione di indipendenza, altrimenti rischieremmo di replicare il modello della Lega Nord. La strada giusta è battersi dentro il governo centrale, renderlo parte integrante delle politiche nazionali e garantire così pari dignità e sviluppo al Mezzogiorno attraverso meccanismi di redistribuzione che combattano le disuguaglianze. Per alcuni il modello è l’autonomia differenziata a cui noi ci siamo opposti con ogni mezzo possibile. Per noi le priorità sono gli investimenti e la fiscalità di vantaggio, come le zes volute dall’ex Ministro Provenzano”.

Guardando alle prossime elezioni regionali, qual è la priorità per il PD e per il fronte progressista? 

“La priorità è mandare a casa Lombardo, Cuffaro, Miccichè e Sammartino, insieme al loro garante politico, Renato Schifani. Alle regionali bisogna costruire un’alternativa capace di rompere con il sistema clientelare che ha governato la Sicilia negli ultimi anni.”

Tra i nomi che circolano c’è quello di Ismaele La Vardera. L’avvicinamento tra il leader di controcorrente e il PD è avvenuto proprio a San Cataldo la scorsa estate. È un candidato affidabile secondo lei? 

“Credo che La Vardera sia un interlocutore credibile. É affidabile e sono sinceramente legato da un rapporto di amicizia. Il PD può esprimere nomi competitivi, lo deve alla sua storia e alla sua struttura. Ma è prioritario stare insieme e costruire una nuova classe dirigente che cambi radicalmente quella attuale in Regione. Questo rinnovamento è iniziato anche dentro il PD grazie a giovani che non chiedono permesso e alla lungimiranza del segretario Barbagallo.”

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