Storie dimenticate di emigrazione: Luca Bianchini presenta a Caltanissetta “Le ragazze di Tunisi”

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«Chi era lei? Era siciliana? Era italiana? Era francese? In realtà si sentiva una ragazza di Tunisi.»

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È da questa domanda, semplice e profondissima, che prende forma il nuovo romanzo di Luca Bianchini, Le ragazze di Tunisi, presentato ieri sera al Teatro Rosso San Secondo di Caltanissetta. Una storia che attraversa identità, radici e memoria, capace di parlare al passato ma anche, sorprendentemente, al presente.

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Nel cuore della città, il pubblico ha accolto lo scrittore in un incontro reso dalla libreria Ubik, con cui Bianchini ha un rapporto di lunga data. A moderare la serata è stata la giornalista Ivana Baiunco, che ha accompagnato il dialogo tra domande e racconti con un ritmo vivace, lasciando spazio anche alla naturalezza e alla spontaneità dell’autore.

Fin dai primi minuti, infatti, Bianchini ha portato sul palco il suo modo di stare davanti alle storie: leggero, ironico, immediato. Il pubblico ha più volte sorriso e riso, seguendo un racconto che non è mai stato distante o impostato, ma vissuto come un dialogo continuo, quasi familiare.

Il servizio di Maria Chiara Brancato

Parlando del libro, lo scrittore lo ha definito “una storia molto siciliana, ma con poco della Sicilia”, perché ambientata interamente a Tunisi e intrecciata alle vicende della sua famiglia: la madre, la nonna e le zie, tutte nate e cresciute lì.

Non è mancato anche un passaggio dedicato a Caltanissetta, che Bianchini ha descritto ai microfoni di ViU News con parole affettuose e dirette. “È una città che ha questo centro storico che mi emoziona, ancora vergine verrebbe da dire, non con molti turisti ma con delle chiese bellissime“, ha raccontato, restituendo l’immagine di un luogo che si lascia scoprire lentamente, senza imporsi, ma restando addosso a chi lo attraversa. Un modo di guardare i luoghi che, in fondo, sembra riflettere anche il suo modo di raccontare le storie: partire da un dettaglio, da un’immagine, e lasciarla aprire a qualcosa di più grande. Ed è proprio da uno sguardo simile che nasce anche questo libro.

A innescare tutto, infatti, non è stata un’idea improvvisa in senso astratto, ma un momento preciso, quasi familiare e insieme doloroso. Dopo la morte del padre, la famiglia si ritrova attorno alla madre. È lì che gli album fotografici tornano a circolare tra le mani, e con loro un mondo che sembrava lontano e invece, pagina dopo pagina, si riavvicina. Immagini in bianco e nero, terrazze sul mare, Cartagine, il souk: frammenti di una vita che non appartiene solo al passato, ma che chiede di essere raccontata.

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Da quelle fotografie nasce la scintilla. “Abbiamo iniziato a dirle: facci vedere le foto“, ha raccontato Bianchini, riferendosi alla madre, e in quel gesto semplice qualcosa si è aperto. “Ho detto: no, ma questa è una storia“. Da lì prende forma un lavoro lento, fatto di domande, ricordi raccolti, interviste ai familiari, fino alla costruzione del romanzo.

Le ragazze di Tunisi si muove così dentro una memoria che è personale ma anche collettiva. Quella di una generazione di siciliani che, nella prima metà del Novecento, avevano attraversato il mare verso la Tunisia, cercando un futuro diverso. Una pagina di emigrazione poco raccontata, che Bianchini riporta alla luce senza nostalgia, ma con la curiosità di chi prova a ricomporre un pezzo di storia familiare e insieme più grande.

Ed è proprio partendo da questa memoria che il tema dell’emigrazione si allunga fino al presente, perdendo i contorni del passato per diventare qualcosa di ancora riconoscibile oggi. “L’emigrazione è un tema sempre attuale“, ha spiegato Bianchini, “perché con questa storia ci siamo tutti ricordati che siamo stati emigranti in Tunisia e non è così lontano nel tempo come sembra“.

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Dentro questo scenario si intrecciano le vite di tre ragazze, della loro madre e di un padre spesso distante, quasi sullo sfondo. Una quotidianità fatta di crescita, piccoli gesti e segreti che si accumulano senza fretta. Tra questi, ce n’è uno che lo stesso autore definisce “indicibile” e che resta sospeso fino alla fine del romanzo, senza mai essere del tutto svelato prima.

È anche per questo che Le ragazze di Tunisi diventa un libro che non chiede solo di essere letto, ma attraversato. Come un viaggio che non ha una sola direzione, ma che apre strade diverse a seconda di chi lo intraprende. “Le persone dovrebbero leggerlo se hanno voglia di fare un viaggio, nel tempo, nello spazio, in un mondo dove si può essere felici con poco“, ha concluso Bianchini, lasciando emergere l’essenza più autentica di questa storia.

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