Piana degli Albanesi (Pa) – Il primo maggio 1947, la Sicilia fu teatro di uno degli episodi più tragici e simbolici della storia italiana del dopoguerra: la strage di Portella della Ginestra. Quel giorno, tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato, migliaia di lavoratori e contadini si erano radunati per celebrare la Festa del Lavoro e festeggiare la recente vittoria della sinistra alle elezioni regionali siciliane. Tuttavia, quello che doveva essere un momento di gioia si trasformò in un bagno di sangue. Un gruppo di uomini armati, guidati dal bandito Salvatore Giuliano, aprì il fuoco sulla folla inerme, uccidendo undici persone e ferendone molte altre, tra cui donne e bambini.
Oggi, come ogni anno, Portella della Ginestra si è trasformata nel luogo della lotta dei lavoratori italiani con la presenza dei sindacati e della società civile, riuniti per commemorare le vittime della strage e per ribadire l’importanza dei diritti e della giustizia sociale. Alle 8.30 si è svolta la consueta commemorazione al cimitero di Piana degli Albanesi e la deposizione di una corona di fiori nella cappella per le vittime. Successivamente il corteo dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi verso il luogo della memoria. Presenti all’evento organizzato da CGIL e ANPI sotto lo slogan “Partigiani del Lavoro”, un migliaio di persone arrivate da diverse località dell’isola.

Il 78° anniversario della strage del Primo maggio del 1947, ha visto tra i presenti Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi nazionale, che ha ripercorso la timeline storica delle stragi, che hanno colpito direttamente il cuore della democrazia italiana. “Io so, so i nomi dei responsabili, ma non ho le prove…” ha detto nel suo discorso, citando Pier Paolo Pasolini.
Mario Ridulfo, segretario della Camera del Lavoro Metropolitana di Palermo, ha ribadito l’importanza di votare cinque SI al referendum dell’8 e 9 giugno per dire stop ai licenziamenti illegittimi, per ridurre il lavoro precario, per aumentare le tutele per i lavoratori delle piccole imprese, per aumentare i livelli di sicurezza negli ambienti di lavoro e per ridurre gli anni di residenza legale in Italia ai fini dell’ottenimento della cittadinanza.

Duro l’attacco del segretario regionale della CGIL, Alfio Mannino, ai rappresentati delle istituzioni regionali, ieri assenti alla commemorazione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo: “Non vorremmo che fosse un passo per fare cadere nell’oblio una pagina importante della storia e dell’iniziativa antimafia. Per quanto grave sarebbe auspicabile una dimenticanza, piuttosto che un atto volontario che ci inquieterebbe soprattutto in questa fase in cui si cercano di smantellare legislazione e strumenti contro la mafia – Mannino ha poi denunciato la condizione di povertà dei lavoratori siciliani, che vivono sempre più in una condizione di povertà – Il lavoro da sinonimo di emancipazione e di libertà
è diventato sinonimo di precarietà, quando chi lavora è costretto ad
accettare condizioni precarie che portano con sé minori diritti, meno
sicurezza, meno libertà. Così cresce l’ incertezza del futuro, che da fatto individuale diventa condizione generale, riflettendosi su tutta la società e
pregiudicandone lo sviluppo.”
La manifestazione si è conclusa con l’intervento di Francesca Re David, della segreteria della CGIL nazionale e con la banda di Mezzojuso “Giuseppe Petta”.

























