Domani, giovedì 27 novembre, dalle ore 15 alle 18, si terrà un presidio davanti al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta per chiedere la liberazione di Mohamed Shahin, imam di Torino, arrestato e trasferito nella struttura nissena dopo la revoca del suo permesso di soggiorno di lunga durata.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto l’espulsione verso l’Egitto sostenendo, come riportato dall’Adnkronos, che l’imam avrebbe“un ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale, incompatibile con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l’ordinamento italiano“, e che sarebbe “messaggero di un’ideologia fondamentalista e antisemita”, responsabile di “comportamenti che costituiscono una minaccia concreta e grave per la sicurezza dello Stato“. Nel decreto ministeriale si fa riferimento anche alle dichiarazioni rese durante la manifestazione pro-Palestina del 9 ottobre scorso, quando Shahin avrebbe difeso i terroristi di Hamas, legittimando l’attacco del 7 ottobre 2023 contro cittadini israeliani. Dichiarazioni che, secondo il documento, avrebbero suscitato ampia risonanza mediatica e indignazione. A suo carico risulta inoltre una denuncia per blocco stradale durante una manifestazione a Torino lo scorso 17 maggio.
I promotori del presidio sottolineano però che l’Egitto rappresenterebbe per Shahin una destinazione ad alto rischio, poiché oppositore del regime del presidente al-Sisi: in caso di rimpatrio, sarebbe esposto a possibili arresti, torture e detenzione a vita. Il Coordinamento Provinciale Palestina Libera evidenzia come l’arresto sia legato alle posizioni espresse e alle attività svolte dall’imam a sostegno della causa palestinese. “Per queste ragioni riteniamo doveroso dare il nostro sostegno a Mohamed Shahin e ne chiediamo l’immediata liberazione” ha dichiarato Lillo Fasciana, portavoce del Coordinamento.


















