Con la sentenza n. 35961, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dasei cittadini maltesi denunciati lo scorso 8 aprile al porto di Pozzalloperreati di bracconaggio, consistenti nella caccia in periodo di divieto generale sul territorio siciliano. I sei uomini erano in procinto di imbarcarsi su un catamarano diretto a Malta quando, a seguito di un controllo dei bagagli, i militari della Guardia di Finanza e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane, con il supporto del nucleo venatorio della Polizia Provinciale di Ragusa, hanno rinvenuto e sequestrato 500 chilogrammi di carne di cinghiale, oltre a dieci fucili e centinaia di munizioni.
Il 2 maggio il Tribunale di Ragusa aveva già rigettato la richiesta di riesame avanzata dagli indagati. Successivamente, i sei avevano proposto ricorso per Cassazione, ma la Suprema Corte ha ritenuto i motivi infondati, confermando la legittimità del sequestro probatorio. La decisione comporta per i ricorrenti la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
La Lega Abolizione Caccia ha espresso soddisfazione, sottolineato come il fenomeno dei bracconieri maltesi nel Ragusano rappresenti una problematica di grande rilievo, anche perché questi soggetti operano senza alcuna abilitazione per esercitare la caccia in Italia. L’associazione richiama l’attenzione delle istituzioni sulla “spiccata propensione alla violazione delle norme” che caratterizzerebbe l’ambiente venatorio maltese, chiedendo un monitoraggio più serrato e interventi mirati per contrastare il fenomeno.











