CALTANISSETTA – L’inchiesta, inizialmente concentrata su una presunta turbativa d’asta per la gestione di lavori pubblici — tra cui l’ampliamento della discarica di Serradifalco —, si è progressivamente allargata fino a svelare quello che la Procura di Caltanissetta definisce un vero e proprio patto corruttivo. Al centro della vicenda giudiziaria ci sono l’ex deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso e il suo uomo di fiducia, Lorenzo Tricoli, finiti a processo con l’accusa di corruzione in concorso.
I dettagli del presunto sistema clientelare sono emersi nell’ultima udienza tenutasi davanti al Tribunale collegiale nisseno. In un’aula dove Mancuso ha assistito ai lavori a fianco del suo difensore Alberto Fiore, scambiando con lui continui appunti, è spiccata l’assenza di Tricoli, che ha scelto formalmente di non presenziare. A ricostruire la genesi dell’indagine è stato il commissario capo di Polizia Filippo Cozzo, ex vice dirigente della Squadra Mobile di Caltanissetta, oggi in servizio alla Polstrada di Enna.
Il dirigente della Polizia ha ripercorso i passaggi chiave che nel febbraio scorso portarono all’arresto dei due indagati (misura per la quale Tricoli ha successivamente subito un aggravamento a causa dei contatti mantenuti con l’esterno). In particolare, i riflettori degli investigatori si sono accesi su un vertice chiave dell’agosto 2024, tenutosi all’interno della segreteria politica di Mancuso. In quell’occasione, secondo l’accusa, l’ex parlamentare e il suo collaboratore avrebbero pianificato la destinazione dei fondi della “manovrina estiva” della Regione Siciliana insieme ai vertici dell’associazione musicale Gentemergente, presieduta dai nipoti dello stesso Tricoli.
Attraverso questo meccanismo, alla sigla culturale sarebbero stati destinati 98 mila euro nell’ambito del cartellone del “Settembre Nisseno”, con un primo evento inaugurale finanziato a Milena durante le festività patronali. Per i responsabili dell’associazione, l’udienza preliminare davanti al gup è fissata per il mese prossimo.
A incastrare i protagonisti della vicenda sono state le intercettazioni ambientali e telefoniche, captate anche grazie all’inoculazione di un trojan nello smartphone del “factotum” del politico. Durante la sua deposizione, il commissario Cozzo ha letto diversi passaggi di quelle conversazioni, comprese le raccomandazioni che Tricoli impartiva ai nipoti Ernesto e Manuela Trapanese per evitare di essere scoperti. «Non parlare al telefono neanche con tuo fratello», raccomandava l’indagato alla nipote, ignaro che gli investigatori stessero già registrando ogni parola.
Il processo entrerà nel vivo nelle prossime settimane: la nuova udienza calendarizzata per il mese prossimo vedrà il prosieguo dell’esame del dirigente di Polizia. Nel frattempo, il Tribunale ha conferito l’incarico ai periti per la trascrizione dell’imponente mole di intercettazioni, la cui illustrazione in aula è prevista per il mese di febbraio.


Mancuso
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