“Vedete l’innocente che soffre per la salvezza di tutti. Custodite la memoria della sua vita e del suo sacrificio.”
Con queste parole Giovanni rimane accanto a Cristo fino alla fine, sostenendo la Madonna nel dolore tra le vie strette del paese, illuminate da luci soffuse, in un’atmosfera raccolta, quasi sospesa, scandita dalle Ladate che intonano: “Maria, mamma… chi duluri! Lu tò core sanguina… lu tò core sanguina… ahh… ahh… ahh…”
Si crea così uno scenario solenne che coinvolge e avvolge la comunità nella meditazione durante il Mortorio, tramandato con afflato da generazione a generazione da oltre duecento anni.
Ecco perché il Mortorio non ha una vocazione turistica, bensì intima e profonda: il deliano si misura con la propria fede e con la propria quotidianità. È proprio durante il corteo funebre, nella Via Crucis, che il potere temporale lascia spazio al potere spirituale, aprendo a una riflessione profonda e matura. Ma la Settimana Santa è anche folklore: un innesto popolare che si intreccia con le Sacre Scritture, drammatizzando con attori, figuranti locali, processioni e cavalli, con un intenso coinvolgimento del pubblico nelle grida e negli applausi simbolici. Si parte dall’Ultima Cena fino alla Crocifissione, ispirandosi al Nuovo Testamento. Secondo i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, la Passione e la morte di Gesù diventano fonte religiosa per una recitazione in italiano arcaico, sotto la regia di Diego Giordano. Così Gesù, interpretato da Filippo Giordano, con tono solenne e rivolto agli apostoli, recita: “Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra sia piena. Uno di voi mi tradirà. Colui che metterà la mano nel piatto con me, costui mi tradirà.”
Ai microfoni Filippo confessa che il ruolo di Gesù gli impone un profondo rigore e rispetto, e che a tratti si sente privilegiato a rivestirlo, poiché più di chiunque altro si cala nelle emozioni e nelle sensazioni che Cristo ha probabilmente provato.
Una dichiarazione forte, ma capace di trasmettere il senso della responsabilità che la comunità di Delia gli ha affidato negli ultimi quattro anni. Capelli lunghi, barba, postura e intensità espressiva lo rendono una figura scenica potente, evocativa, quasi iconica, seconda solo a quella di Robert Powell nel ruolo di Gesù nel film diretto da Franco Zeffirelli.
Giuda abbassa lo sguardo, gli apostoli si voltano verso di lui, e lentamente lascia la scena per compiere il tradimento.
Daniele Gallo, che interpreta Giuda, racconta la difficoltà di incarnare un personaggio così tormentato: “Faccio tanta fatica perché sono profondamente credente, ma metto tutto il mio impegno durante le prove e sul palco.”
Dietro le quinte, a sipario chiuso, un apostolo, attratto dalle telecamere, chiede spontaneamente di essere intervistato: “Proviamo tutti insieme da almeno tre mesi e oggi sono felice di essere in scena.”
Una dichiarazione semplice ma significativa, che restituisce il senso di partecipazione e appartenenza della comunità. Lo conferma anche il presidente dell’Associazione Settimana Santa, Orazio Rumeo: “Per noi deliani è importantissima. Dopo il Natale iniziano i preparativi: scenografie, costumi, assegnazione dei ruoli e prove.”
La sua figura trasmette serenità e saggezza, frutto di anni vissuti tra palco e organizzazione. Il momento più iconico del Giovedì è senza dubbio “U Giru”: Gesù cammina tra la folla, tra insulti e tensioni, entrando fisicamente nella piazza e nella comunità. Un’esperienza travolgente, quasi immersiva, che lascia gli spettatori increduli e coinvolti. Emanuele Riccobene, storico deliano trasferitosi al Nord, torna ogni anno per vivere questi riti: “Dobbiamo a Filippo Orioles la composizione di uno dei testi più influenti della tradizione pasquale: Il Riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo.”
Orioles trasformò i Vangeli in dramma teatrale, e ancora oggi a Delia quei testi rivivono in forma scenica, tra linguaggio arcaico, gesti teatrali, Ladate e partecipazione collettiva.
Roberto Tasca, custode della tradizione delle Ladate, spiega: “Tre mesi l’anno li dedico interamente alle Ladate. Ladare significa ascolto, comprensione e capacità di evocare il dolore della Passione attraverso la voce.” Infine, il sindaco Gianfilippo Bancheri ricorda che: “Delia non è soltanto Settimana Santa. È un centro baricentrico e agricolo, con produzioni come grano, olio, pesca IGP e le cudduredde presidio Slow Food.” Una realtà viva, che offre anche opportunità ai giovani.