Con sei prime nazionali, nove spettacoli, una sezione dedicata ai giovani artisti emergenti, laboratori teatrali gratuiti e una forte presenza di voci femminili, l’ edizione del Mythos Troina Festival di quest’anno si annuncia come una delle rassegne teatrali più innovative dell’estate 2025.
Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la visione dietro questa edizione e le sfide di un festival che ha già conquistato un posto tra le più rilevanti rassegne teatrali italiane e acceso la curiosità della stampa italiana. Alla guida del festival, per il secondo anno consecutivo, Luigi Tabita: attore, regista e direttore artistico. Interprete raffinato, è noto per il suo impegno su temi civili, la promozione dei diritti umani e l’innovazione culturale. Collabora da anni con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico – INDA. Per lui non solo le tournée in tutta Italia. Infatti dal 2024 è direttore artistico del Mythos Troina Festival, rassegna teatrale che intreccia il Mito con i linguaggi del presente, con una visione profondamente inclusiva e sociale, impegnato da sempre in progetti culturali a forte valenza sociale.
Luigi Tabita, il tema di quest’anno è fortemente femminile. Come nasce questa scelta?

L’ispirazione è arrivata già lo scorso anno con il nuovo logo: Artemide, dea indipendente, giusta, simbolo di forza femminile. Abbiamo voluto consolidare questa direzione. In un momento storico in cui i diritti di genere sono al centro del dibattito pubblico, credo sia urgente dare spazio a figure mitiche femminili che parlano anche al presente. Non è una scelta estetica: è una scelta politica e culturale. La selezione della proposta di quest’anno è figlia di un lavoro di ascolto, ricerca e visione. Vogliamo un teatro che parli al presente, senza perdere la profondità del passato.
Il festival si apre con L’Odissea delle donne. Che valore ha questa apertura?
È un’apertura simbolicamente molto forte. Grazie alla drammaturgia di Marilù Oliva e alla regia di Cinzia Maccagnano, l’Odissea viene riletta dal punto di vista delle donne che hanno incrociato Odisseo: Penelope, Circe, Calipso. Voci troppo spesso silenziate nella narrazione epica tradizionale. È un atto di giustizia narrativa.
Tra le novità 2025 c’è “Assoli”, la sezione dedicata ai giovani. Qual è l’obiettivo?
“Assoli” nasce per offrire spazio ai giovani artisti e alle nuove forme espressive. Proponiamo spettacoli sperimentali, ibridi, multimediali. Vogliamo dare fiducia e strumenti alle nuove generazioni di attori e registi. È un investimento culturale sul futuro.
La formazione è un pilastro del festival. Cos’è il Mythos Lab?
È fondamentale. Il teatro non è solo spettacolo, ma formazione, studio, crescita. I laboratori gratuiti con maestri come Giorgio Sangati o César Brie sono pensati come un dono alla comunità e un’opportunità concreta per giovani professionisti. Da laureato in pedagogia e montessoriano convinto, credo nella responsabilità educativa del teatro, nell’importanza del nutrire i luoghi per fare fiorire opportunità a chi resterà anche dopo il mio incarico.Basti pensare ai molti giovani coinvolti.
Il Mito, dunque, come strumento per parlare di attualità?
Assolutamente. Il Mito è politica culturale. Odisseo oggi è il migrante che attraversa il Mediterraneo, Medea è la donna ferita da una società patriarcale. Raccontare questi archetipi con occhi contemporanei è il cuore del Mythos Troina Festival. Il teatro deve essere urgente altrimenti, non è teatro.
La chiusura del festival è affidata a Laura Morante, nei panni di Medea. Una scelta carica di significato?
Sì. Medea è l’archetipo della femminilità ferita e della ribellione.Tuttavia simbolo al tempo stesso della donna colta, straniera, incompresa. Lei emblema di diversità.
Con Laura Morante, attrice di rara profondità, vogliamo offrire al pubblico un finale potente, aperto, pieno di domande. È il modo giusto per concludere un’edizione che mette al centro il pensiero critico e l’emozione autentica.
Quanto è importante la città di Troina per il successo del festival?
Troina non è solo la cornice: è co-protagonista. Un meraviglioso borgo antico, pieno di storia e bellezza, la cui amministrazione ha saputo accogliere e valorizzare questo progetto culturale. Restituire il teatro alla gente, ha riattivato un senso di comunità culturale e al tempo stesso ha risvegliato l’attenzione dei turisti che stanno arrivando da tutta Italia.
Qual è la sfida più grande nell’organizzare un festival di respiro nazionale in un piccolo centro?
La sfida è credere che la cultura di qualità possa nascere anche lontano dai grandi centri. Trovare risorse, costruire reti, portare il pubblico a Troina: tutto questo è difficile, ma possibile. E quando ci si riesce, il risultato è ancora più significativo.
Artemide è il simbolo del festival. Cosa rappresenta per lei?
Artemide incarna indipendenza, giustizia, coraggio. Non è una dea compiacente: è determinata e libera. È il modello di teatro che vogliamo: non accomodante, ma necessario. Capace di guardare lontano e di incidere nel presente.




















