Tra vanità e tilt tecnico: quando la realtà supera la mondanità del Teatro Massimo

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​Avrei voluto raccontare dei lustrini e delle paillettes di una cronaca di costume e società, di quelle che mi sono da sempre tanto affini. Tuttavia, ieri al Teatro Massimo è accaduto l’inaspettato — forse il peggior incubo per una prima: l’interruzione improvvisa della proiezione e gli spettatori lasciati senza finale. La cronaca dei fatti registra un guasto tecnico durante l’anteprima del film su fratel Biagio Conte, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dal Quirinale hanno poi fatto sapere che il Capo dello Stato ha comunque apprezzato l’opera e che ne completerà la visione in TV, mentre il sovrintendente Marco Betta ha presentato le sue scuse ufficiali avviando un’indagine interna. Certo è che se non si riesce a fronteggiare e oserei dire prevenire e sventare nel caso fosse stato volontario uma roba del genere più di una domanda sulla capacità di gestione bisogna farsela. Ma essendo presente in sala, ci sono retroscena e dettagli che vanno raccontati. Il film, fin dove si è visto, è stato bello, emozionante, mai retorico, ammantato da una veridicità che gli ha donato un’inaspettata leggerezza, con un protagonista superlativo e straordinariamente somigliante a fratel Biagio.

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In un momento di evidente imbarazzo istituzionale, Elvira Terranova ha gestito i vuoti di palco da grande professionista, come solo lei sa fare, invitando il cast, intervistando e raccontando con l’eleganza, lo stile e la naturalezza che la contraddistinguono. Per il resto, però, i nodi vengono al pettine. Il sovrintendente Marco Betta sarebbe dovuto salire sul palco e scusarsi personalmente di fronte alla platea; e se il Massimo versa in uno stato di agitazione per vertenze sindacali che non si riescono a gestire, sarebbe stato più saggio non rischiare una figura così ingenerosa davanti alla prima carica dello Stato. A fronte di una produzione imponente e rigorosa che aveva testato e proiettato la pellicola per intero ben due volte durante le prove, alla prima l’intero impianto è andato in tilt. Persino il rientro in scena di Elvira Terranova si è consumato senza microfonazione adeguata, con un gelato a filo e una cassa portatile più consoni a una modesta filodrammatica di paese che a un grande teatro lirico.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Le indagini interne postume avranno un senso solo se risulteranno conclusive e risolutive, altrimenti lasceranno il tempo che trovano, confermando che la brutta figura l’ha fatta l’istituzione Teatro Massimo e nessun altro. Dopo sei mesi di lavoro e preparazione, la produzione merita solo scuse sincere dal teatro, e dalle istituzioni. Avrei tanto voluto scrivere di pizzi, merletti e varia vanità — presenze che pure non sono mancate, e in certi casi anche piuttosto fuori luogo per ora e circostanza — ma esiste una precisa gerarchia della notizia, e questa volta la realtà ha inevitabilmente vinto sulla mondanità.
Il film andrà in onda su Rai 1 l’11 ottobre in prima serata e sarà un motivo in più per vederlo.

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