A Palermo operazione DIGOS antiterrorismo. Propaganda jihadista sui social: due arresti

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Una complessa attività di indagine, condotta dalla Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Palermo e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di due decreti di fermo di indiziati di delitto a carico di altrettanti cittadini stranieri, domiciliati a Palermo, per i reati di istigazione a delinquere aggravati dalle finalità di terrorismo.

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Contestualmente, gli agenti hanno eseguito anche perquisizioni, informatiche e locali, su due soggetti, anch’essi stranieri ma minori, residenti a Marsala, per i reati di detenzione abusiva di armi da sparo, emersi come contatti dei soggetti destinati al fermo.

I destinatari del provvedimento di fermo sono indagati per aver effettuato propaganda jihadista e istigazione al terrorismo, inneggiando all’azione violenta e all’uso delle armi, come strumenti di lotta contro l’Occidente e i miscredenti. Tali condotte si sono concretizzate nella divulgazione, attraverso i loro profili social Tik Tok e Instagram, di messaggi con richiami alla “Jihad” e al martirio religioso.

Pubblicazioni sintomatiche di un avanzato processo di radicalizzazione religiosa, che presuppone come sacrificio estremo l’eliminazione dei miscredenti “…da mandare all’inferno…”, col dovere di colpire le “…loro città sporche…” e le “…loro sporcizie politeiste…”.

Nel mirino soprattutto gli Stati Uniti: immagini raffiguranti la Casa Bianca in fiamme, con il vessillo dello Stato Islamico posizionato in luogo della bandiera statunitense, e gruppi armati islamisti, con richiami a figure di riferimento della galassia jihadista, quali Osama Bin Laden e del leader dell’ISIS Abū Muḥammad al-ʿAdnānī.

Emblematico il video che mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale Presidente degli Stati Uniti

La diffusione risulta accompagnata da un testo in lingua araba e inglese di cui si riporta la traduzione: “Ascolta bene America e voi alleati dell’America sappiate questo, o crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate immaginare ve lo abbiamo detto prima stiamo vivendo in una nuova era in uno Stato in cui soldati e figli sono padroni non schiavi un popolo che nel corso dei secoli non ha mai conosciuto la sconfitta le loro battaglie sono decise ancora prima di iniziare non combattono più dai tempi di Noè senza essere certi della vittoria considerano la morte in battaglia una vittoria qui sta il segreto stai combattendo contro un popolo che non può essere sconfitto o vincono o muoiono provandoci e la scadenza è fissata”.

Sono state, inoltre, acquisite evidenze raffiguranti gli indagati in attività di addestramento, mediante la pratica di alcuni sport da combattimento, accompagnati da musiche religiose, i cosiddetti Nasheed, da frasi di lode ad Allah e, in alcuni casi, anche dal gesto dello sgozzamento. Tra le pubblicazioni maggiormente sintomatiche dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico si rileva l’immagine di una scritta in lingua araba, che rappresenta la professione di fede islamica, la “Shahada” (Non c’è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo messaggero), al di sotto della quale viene raffigurato un fucile d’assalto del tipo AK47.

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