Caselli autostradali, pedaggi intascati: cinque sospesi nel Palermitano

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Sei persone sono state raggiunte da misure cautelari interdittive nell’ambito di un’inchiesta che riguarda la gestione dei pedaggi autostradali ai caselli di Buonfornello e Cefalù. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Polizia Stradale di Palermo, attraverso la sottosezione di Buonfornello, su disposizione del gip del Tribunale di Termini Imerese e su richiesta della Procura.

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Tra i destinatari delle misure figurano cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliane (Cas), in servizio come agenti tecnici esattori, sospesi per sei mesi dall’esercizio del pubblico servizio. Un sesto provvedimento riguarda invece un dipendente di una società privata incaricata della manutenzione dei sistemi informatici degli impianti di esazione, al quale è stato imposto il divieto temporaneo di svolgere la propria attività professionale per lo stesso periodo.

Secondo gli investigatori, tra novembre 2025 e gennaio 2026 gli esattori si sarebbero appropriati di parte delle somme corrisposte dagli automobilisti per il pagamento dei pedaggi. L’ipotesi accusatoria sostiene che venissero utilizzati ticket differenti da quelli consegnati dagli utenti, registrando nel sistema importi inferiori rispetto al denaro effettivamente incassato.

Il presunto meccanismo prevedeva l’inserimento di biglietti associati a tariffe notevolmente più basse, talvolta pari a pochi centesimi, consentendo così di trattenere la differenza tra la cifra registrata e quella realmente versata dagli automobilisti. In alcune circostanze sarebbe stata inoltre disattivata la corsia automatica per convogliare un maggior numero di veicoli verso le postazioni presidiate dagli operatori. L’indagine ha preso avvio dopo una segnalazione presentata dallo stesso Consorzio Autostrade Siciliane, che aveva rilevato anomalie negli incassi registrati in alcuni caselli dell’autostrada A20, in particolare nelle stazioni di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono.

Gli accertamenti sono stati supportati da intercettazioni ambientali e da sistemi di videosorveglianza installati sia all’interno sia all’esterno delle postazioni di riscossione. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, numerosi episodi di peculato. Per i cinque esattori il numero dei casi contestati varia da 13 a oltre 100 episodi ciascuno, mentre il dipendente della società privata sarebbe coinvolto in 33 episodi insieme a due degli agenti tecnici esattori.

Secondo quanto emerso dalle indagini, le somme che sarebbero state indebitamente trattenute oscillerebbero, a seconda delle posizioni, da circa cento euro fino a oltre ottocento euro nel periodo esaminato. Tutti gli indagati, ascoltati durante gli interrogatori preventivi, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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