L’Etna sembra tirare il fiato. Dopo settimane di attività intensa, la nuova fase eruttiva del vulcano più alto d’Europa mostra segnali di rallentamento. Secondo i dati strumentali rilevati dalla rete di sorveglianza dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), osservatorio etneo di Catania, il tremore vulcanico – indicatore chiave della risalita del magma nei condotti interni – è sceso da valori alti a livelli medio-bassi. Questo calo rappresenta un momento di “stanca” per l’attività sommitale, che nelle scorse settimane era stata caratterizzata da fenomeni stromboliani al Cratere di Sud-Est e da flussi lavici provenienti da tre fratture ad alta quota. Nonostante la diminuzione dell’energia interna, l’eruzione non può dirsi conclusa: l’Etna resta un vulcano imprevedibile, capace di alternare fasi di quiete apparente a riprese improvvise, come già accaduto in passato.
Il livello di allerta per il traffico aereo, il cosiddetto VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation), resta arancione. Ciò significa che l’attività vulcanica è monitorata con attenzione, ma non comporta al momento rischi per la piena operatività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania. Gli esperti dell’INGV continuano a osservare l’evoluzione del fenomeno, sottolineando che il tremore vulcanico è uno strumento fondamentale per comprendere la dinamica magmatica e anticipare eventuali cambiamenti. La riduzione della pressione interna potrebbe preludere a una fase di transizione, ma non esclude la possibilità di nuovi episodi eruttivi.