Inchiesta spettacoli nel Nisseno: la Procura chiede il giudizio immediato per il deputato Mancuso

Michele Mancuso Michele Mancuso
Michele Mancuso, deputato regionale Forza Italia
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Nessun passaggio dal vaglio dell’udienza preliminare: per l’inchiesta sulle presunte anomalie nella gestione dei finanziamenti regionali per gli eventi nel territorio nisseno si va dritti al dibattimento. I pubblici ministeri della Procura di Caltanissetta, sotto la guida del procuratore capo Salvatore De Luca e delle sostitute Piera Anzalone e Vera Giordano, hanno formalmente esercitato l’azione penale, sollecitando il giudizio immediato per i cinque soggetti finiti nel registro degli indagati, tra cui spicca il deputato all’Ars Michele Mancuso, difeso dall’avvocato Alberto Fiore.

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L’iniziativa dei magistrati cristallizza fino a questo momento gli esiti degli accertamenti investigativi delegati alla Squadra Mobile. Il fascicolo d’indagine ruota attorno alle ipotesi di reato di corruzione e truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche.
L’impianto accusatorio delinea un preciso meccanismo di presunto illecito: l’onorevole Mancuso, tuttora sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, avrebbe intascato una somma pari a dodicimila euro in cambio del proprio interessamento per far sbloccare un contributo della Regione Siciliana da novantottomila euro, finalizzato alla realizzazione di manifestazioni locali.

Il finanziamento era destinato all’associazione “Genteemergente”, i cui vertici risultano indagati anche per truffa aggravata. Agli stessi viene contestata una rendicontazione fittizia di spese per circa quarantanovemila euro a detrimento delle casse regionali. Nel ruolo di intermediario chiave della vicenda emerge la figura di Lorenzo Tricoli, attualmente ristretto in carcere presso la casa circondariale Malaspina.
Con la notifica del decreto di giudizio immediato, la Procura bypassa la fase filtro dell’udienza preliminare. La parola passa adesso alle difese: gli imputati avranno la facoltà di affrontare il processo con il rito ordinario oppure di optare per l’accesso a riti alternativi.

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