Importante operazione di tutela del patrimonio culturale sommerso al largo di Lampedusa, dove i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, con il supporto del Nucleo Subacquei di Messina, della Motovedetta dei Carabinieri dell’isola e della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, hanno recuperato numerosi reperti archeologici rinvenuti nei fondali marini.
L’attività si è concentrata in due diverse aree e ha portato al recupero di materiali databili tra la tarda età repubblicana romana e l’epoca tardoantica. Secondo quanto emerso, i reperti si trovavano a profondità ridotte e in alcuni casi erano parzialmente dissabbiati, una condizione che li rendeva particolarmente esposti al rischio di depredazioni.
Nel tratto di mare davanti a Cala Guitgia sono stati recuperati 44 reperti, tra cui due anfore da trasporto parzialmente conservate, diversi frammenti di anfore e un manufatto in piombo probabilmente utilizzato nelle attività di pesca o nelle operazioni legate alle ancore. Altri otto reperti sono stati individuati e recuperati nei pressi del Molo della Madonnina. Tra questi figurano anfore frammentarie, materiali ceramici e una contromarra in piombo, elemento generalmente associato agli antichi sistemi di ancoraggio.
Durante le ricognizioni subacquee sono emerse anche possibili tracce di strutture relittuali sepolte sotto la sabbia. Su queste evidenze la Soprintendenza del Mare avvierà ulteriori approfondimenti per verificarne la natura e l’eventuale rilevanza archeologica. I reperti recuperati sono stati affidati agli enti competenti per le attività di studio, catalogazione e conservazione.
“Questa operazione dimostra, ancora una volta, quanto sia importante la sinergia e la collaborazione tra le istituzioni impegnate nella tutela del patrimonio culturale“, ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato. “Grazie ad attività come questa è possibile preservare e valorizzare le preziose testimonianze della nostra storia custodite nei fondali marini, restituendole alla fruizione e alla conoscenza della collettività“.







