Oltre cinquecento persone hanno marciato a poche centinaia di metri dall’ingresso della base militare statunitense per chiedere con forza che la Sicilia non venga trasformata in una piattaforma logistica di guerra. Un corteo composto da associazioni, sindacati, reti civiche e rappresentanti politici, ha sfilato dietro striscioni e bandiere della pace, rilanciando un messaggio chiaro: l’isola vuole essere terra di dialogo, non avamposto militare. La manifestazione ha visto la partecipazione di esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, dell’Alleanza Verdi e Sinistra, insieme a realtà come Anpi, Arci, Libera, Legambiente, Amnesty International e numerosi gruppi studenteschi. Una presenza ampia che testimonia la crescente sensibilità pacifista nell’isola e la volontà di una parte significativa della società civile di prendere posizione contro ogni coinvolgimento nei conflitti in corso.
Il corteo si è mosso lentamente verso l’ingresso della base, mantenendo la distanza di sicurezza ma sottolineando simbolicamente la propria opposizione all’uso delle infrastrutture siciliane per operazioni militari, in particolare quelle legate allo scenario mediorientale e al conflitto in Iran.
Durante la mobilitazione, diversi interventi hanno scandito il senso politico e sociale dell’iniziativa. Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia, ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione, ricordando che “l’Italia ripudia la guerra” e denunciando l’assurdità di trasformare la Sicilia in una piattaforma logistica di conflitti che ricadono soprattutto sui ceti più deboli. Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Avs, ha sottolineato come la Sicilia sia storicamente terra di incontro e accoglienza, non di guerra, e ha criticato le scelte politiche che – a suo dire – piegherebbero il Paese agli interessi di potenze straniere. Anche il leader regionale del M5S, Nuccio Di Paola, ha chiesto al governo siciliano di prendere una posizione netta contro l’utilizzo della base per operazioni militari.