La Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ha coordinato un’operazione che ha portato all’arresto di tre cittadini di nazionalità bangladese, mentre un quarto risulta al momento irreperibile. I quattro sono gravemente indiziati dei reati di sequestro di persona aggravato a fini di estorsione e tortura aggravata, commessi ai danni di due migranti connazionali appena giunti in Italia con regolare decreto flussi.
Secondo l’impostazione accusatoria, accolta dal Gip di Catania, le vittime sarebbero state attirate con l’inganno: convinte di essere accompagnate presso l’azienda dove avrebbero potuto iniziare a lavorare, sono state invece condotte in una casa rurale isolata nelle campagne di Vittoria, trasformata in prigione. Qui i due giovani sono stati privati dei telefoni, separati e rinchiusi in stanze diverse, legati mani e piedi anche con catene. Per ventiquattro ore avrebbero subito inaudite violenze, tra cui percosse con spranghe e tubi di metallo, tentativi di strangolamento e pressioni psicologiche. Gli aguzzini avrebbero costretto le vittime a contattare i familiari per ottenere il pagamento di circa 20.000 euro come “prezzo della liberazione”.
Le indagini hanno evidenziato un modus operandi assimilabile a quello già riscontrato nei ghetti libici e nelle connection houses, dove migranti sequestrati subiscono torture e vengono filmati per estorcere denaro alle famiglie. In questo caso, la violenza sarebbe stata ulteriormente amplificata: le vittime potevano sentire le urla di dolore l’una dell’altra senza sapere cosa stesse accadendo, mentre i familiari venivano contattati per ascoltare le grida dei propri cari durante le aggressioni. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Ragusa – Sezione Criminalità Straniera, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Catania. Tre degli indagati sono stati arrestati, mentre il quarto è ancora ricercato.