L’eco dei bombardamenti statunitensi su tre impianti nucleari iraniani ha raggiunto anche la Sicilia, dove le basi militari di Sigonella e del Muos di Niscemi risultano direttamente coinvolte nelle operazioni di sorveglianza e supporto strategico. L’attacco, avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 giugno, ha colpito i siti di Fordow, Natanz ed Esfahan, scatenando la dura reazione di Teheran e facendo salire la tensione in tutto il Mediterraneo. Sigonella, nel catanese, è da tempo un hub cruciale per l’aviazione statunitense e la NATO. Secondo fonti militari, la base non avrebbe ospitato bombardieri, ma avrebbe fornito supporto attraverso droni e velivoli-spia come il Boeing P-8 Poseidon, impegnato nei giorni precedenti in missioni di sorveglianza nei cieli vicino a Israele e Libano.
Anche il Muos di Niscemi, sofisticato sistema di comunicazione satellitare, è stato attivato per coordinare le operazioni a lungo raggio delle forze armate americane. Si tratta di una delle quattro stazioni al mondo in grado di collegare in tempo reale le unità navali, aeree e terrestri USA. L’Italia, pur non essendo parte attiva nel conflitto, si trova in una posizione delicata. L’utilizzo delle basi militari da parte degli Stati Uniti è regolato da un accordo bilaterale del 1951, che prevede l’autorizzazione del governo italiano per operazioni straordinarie. Tuttavia, l’allerta antiterrorismo è stata elevata, e cresce la preoccupazione per possibili ritorsioni anche al di fuori del Medio Oriente.