È scattato a mezzanotte il fermo degli autotrasportatori siciliani contro il caro gasolio. La protesta, prevista fino al 20 ottobre, coinvolge anche Calabria e Puglia e potrebbe rallentare per diversi giorni il trasporto delle merci.
A Catania la mobilitazione è già evidente: tra i piazzali e l’Interporto si contano attualmente circa 100 tir parcheggiati, con i mezzi fermi in attesa di sviluppi. In Sicilia, gli autotrasportatori hanno precisato che l’iniziativa non prevede blocchi stradali né presidi, ma consiste esclusivamente nell’interruzione dell’attività di trasporto.
A pesare sulle imprese sono soprattutto il rincaro del carburante e l’aumento dei costi dei collegamenti marittimi. Secondo il Comitato trasporto siciliano, un pieno per un camion costa oggi circa 900 euro, una spesa che incide pesantemente sui bilanci degli operatori del settore.
Le associazioni di categoria chiedono al governo interventi urgenti per ridurre i costi, con misure che riguardino il credito d’imposta sul gasolio, le accise e le tariffe dei traghetti. L’obiettivo è ottenere risposte concrete alle difficoltà che stanno mettendo sotto pressione le imprese di autotrasporto.
La protesta solleva anche preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla distribuzione delle merci. Federconsumatori Sicilia avverte che, se il fermo dovesse prolungarsi, potrebbero verificarsi ripercussioni sui rifornimenti dei supermercati, a causa dei rallentamenti nelle consegne.
Il governo ha convocato un tavolo di confronto con le categorie interessate per il prossimo 27 ottobre, ma gli autotrasportatori chiedono di anticipare l’incontro e di aprire subito un dialogo sulle questioni sollevate.























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