Chirurgo estetico accusato di danno erariale da 373 mila euro: citazione della Corte dei Conti

Citati a giudizio altri due medici e una clinica privata. Sentiti oltre 130 pazienti.
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Avrebbe svolto attività libero-professionale privata non autorizzata mentre era dipendente del Servizio sanitario nazionale in regime di esclusività, percependo anche compensi in nero e trascurando gli obblighi connessi all’attività ospedaliera. Per questo motivo la Procura regionale della Corte dei Conti per la Sicilia ha citato in giudizio un medico chirurgo estetico operante nelle province di Catania e Messina, contestandogli un danno erariale superiore a 373 mila euro.

IMG 1795 Chirurgo estetico accusato di danno erariale da 373 mila euro: citazione della Corte dei Conti
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Il provvedimento arriva al termine di un’articolata attività investigativa condotta dalla Guardia di finanza di Catania su delega della magistratura contabile. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del I Gruppo delle Fiamme Gialle, nel corso del 2021 il professionista, pur avendo optato per il regime di attività intramoenia presso l’azienda sanitaria di appartenenza e beneficiando della relativa indennità di esclusività, avrebbe esercitato prestazioni mediche extramoenia senza le necessarie autorizzazioni.

L’attività professionale sarebbe stata svolta in diversi studi privati delle province di Catania e Messina, oltre che per una società di lavoro interinale. In alcuni casi, secondo l’accusa, le prestazioni sarebbero state effettuate in giorni e orari nei quali il medico risultava formalmente in servizio presso l’ospedale.

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato l’attività svolta dal chirurgo in una clinica privata del Messinese, dove, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbero stati utilizzati altri professionisti come prestanome nelle cartelle cliniche e nella documentazione fiscale emessa dalla struttura sanitaria. Un elemento centrale dell’inchiesta ha riguardato l’analisi della documentazione extracontabile sequestrata nello studio del medico. Da tale materiale gli investigatori avrebbero ricostruito i compensi percepiti in nero per interventi e trattamenti di chirurgia estetica.

La quantificazione delle somme contestate è stata particolarmente complessa. Determinante, secondo la Guardia di finanza, sarebbe stato il contributo fornito da oltre 130 pazienti ascoltati nel corso delle indagini, che ha consentito di interpretare le sigle alfanumeriche annotate nell’agenda personale del professionista, dove sarebbero stati registrati gli importi effettivamente incassati per le prestazioni rese privatamente. L’atto di citazione è stato notificato anche ad altri soggetti ritenuti corresponsabili del presunto danno erariale. Tra questi figurano il primario del reparto ospedaliero, accusato di non avere vigilato adeguatamente sulla presenza del medico durante i turni di servizio, la clinica privata presso cui il professionista avrebbe operato e un altro medico che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe consentito l’utilizzo del proprio nominativo nella documentazione sanitaria e fiscale prodotta dalla struttura.

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