Un patrimonio stimato in oltre 40 milioni di euro, tra attività commerciali, immobili, conti correnti e denaro contante, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Catania su disposizione del Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura Distrettuale contro la criminalità organizzata.
Il provvedimento riguarda Fabio Lanzafame, classe ’72, già collaboratore di giustizia, ritenuto contiguo – su base indiziaria – sia alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano che al clan Cappello-Bonaccorsi. L’azione ha coinvolto anche il Comando Provinciale di Gorizia e l’Autorità giudiziaria rumena, con il supporto di Eurojust. Il sequestro interessa: 20 attività commerciali (12 in Italia e 8 all’estero), operanti nei settori del gioco e delle scommesse e in quello immobiliare; 89 immobili tra Catania, Siracusa, Gorizia, Bucarest e Pitesti, tra cui una porzione di palazzo storico a Ortigia, una palazzina neoclassica di 900 mq a Pitesti e una villetta signorile di 280 mq; 2 autovetture, 20 conti correnti e somme in contanti.
Lanzafame era già stato condannato nel 2020 e nel 2022 a circa 7 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata a truffe aggravate, esercizio abusivo di giochi e scommesse, autoriciclaggio e riciclaggio. Le sentenze hanno riconosciuto il suo ruolo di organizzatore tecnico e informatico nel sistema illecito delle scommesse online, con un contributo sistematico ai clan mafiosi. Secondo gli inquirenti, Lanzafame avrebbe favorito l’ingresso delle organizzazioni criminali nel settore del gaming online, fornendo licenze e autorizzazioni per sale scommesse e attività commerciali, e garantendo ai clan una percentuale sugli introiti. Le indagini più recenti hanno inoltre evidenziato operazioni di riciclaggio attraverso l’uso di criptovalute e intestazioni fittizie di beni a terzi.
Gli approfondimenti economico-finanziari condotti dalle Fiamme Gialle hanno evidenziato una sproporzione evidente tra i redditi dichiarati da Lanzafame e le ricchezze accumulate, incompatibili con attività lecite. Da qui la decisione del Tribunale di Catania di disporre il sequestro di prevenzione antimafia, con la nomina di un amministratore giudiziario per la gestione del patrimonio.