Antonello Montante non tornerà in carcere. L’ex leader di Confindustria Sicilia, imputato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Montante”, ha ottenuto il via libera al concordato in appello: un patteggiamento a 5 anni e 10 mesi che, grazie ai periodi di detenzione già scontati in custodia cautelare, fa scendere la pena residua sotto la soglia dei quattro anni, permettendo così l’accesso alle misure alternative.
La vicenda giudiziaria di Montante ha attraversato negli anni ribaltamenti significativi. Come riportato dall’agenzia ANSA, condannato in primo grado a 14 anni con rito abbreviato, la pena era stata ridotta a 8 anni in appello. Successivamente, la Cassazione aveva annullato parte della sentenza, ritenendo insussistenti le accuse più pesanti: associazione a delinquere, rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Rimaneva in piedi il reato di corruzione, per il quale è stato disposto un nuovo processo d’appello limitato al ricalcolo della pena.
Nel frattempo, a settembre, la Procura generale di Caltanissetta aveva messo in esecuzione la condanna e Montante si era presentato nel carcere di Bollate, a Milano, per iniziare a scontare la pena. La Cassazione, però, aveva poi disposto la sua scarcerazione in attesa del nuovo giudizio. È in questa fase che i legali dell’imprenditore hanno proposto il concordato, accolto oggi dalla Corte d’Appello.