Disposta dal GIP, il Dott. Santi Bologna, l’archiviazione delle querele per diffamazione aggravata presentate da Alessandra Falci, sancendo che il dissenso espresso dai cittadini non ha mai superato i confini della legalità, ma ha rappresentato, piuttosto, un esercizio di democrazia.
È stato lo stesso Pubblico Ministero a richiedere l’archiviazione del caso, ravvisando l’assoluta inconsistenza delle accuse.
Il “Caso Teatro Margherita” era esploso nel Gennaio 2025, a seguito dell’inchiesta pubblicata dalla testata nazionale “La Repubblica”, che faceva luce su gravi incongruenze e sollevava ragionevoli dubbi circa le competenze e il curriculum dichiarati da Alessandra Falci, risultata, all’epoca, vincitrice del bando per la direzione artistica del Teatro Margherita di Caltanissetta.
La vicenda, che in poco tempo aveva assunto carattere nazionale – e che si era conclusa con la revoca della nomina alla Falci da parte del Sindaco Tesauro – aveva comunque sollevato il pubblico dissenso dei cittadini.
Tra questi si erano espressi anche gli accusati – Giuseppe Speciale, Marina Castiglione, Diletta Costanzo e Leandro Janni – professionisti del settore teatrale e membri attivi della società culturale nissena, attraverso commenti, semplici condivisioni dell’articolo e scambi di opinioni sui social.
L’assurdità della vicenda emerge dai dettagli delle accuse, ora dichiarate del tutto infondate: Alessandra Falci ha tentato di perseguire penalmente gesti di ordinaria condivisione informativa. Condotte che il Tribunale di Caltanissetta ha sancito non essere mai sfociate in denigrazione o offesa personale, ma rimaste rigorosamente nell’alveo della critica istituzionale.
“Siamo soddisfatti che la Procura prima e il GIP poi abbiano riconosciuto l’assoluta inconsistenza di queste accuse” – dichiarano gli interessati – “non abbiamo mai offeso la persona di Alessandra Falci, ma abbiamo esercitato il nostro diritto di cittadini a commentare e condividere notizie di rilievo nazionale riguardanti la nostra città.“
Con questa decisione, il Tribunale di Caltanissetta, ha ribadito il principio per cui la libertà di pensiero e la vigilanza sulle istituzioni culturali rappresentano pilastri inattaccabili. “Sottolineo il riconoscimento del diritto di critica e – commenta l’avvocato Salvatore Patrì, che ha difeso uno degli accusati – la libera manifestazione del pensiero, se pertinenti e d’interesse pubblico, come in questo caso”.