Omicidio mafioso nella Sicilia orientale: ucciso e poi bruciato. Arrestati i due indagati

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immagine di repertorio
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Questa mattina, a Catania e a Zaccanopoli (VV), su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che ha coordinato le indagini, i Militari dell’Arma dei Carabinieri dei Comandi Provinciali di Catania e Siracusa, con il supporto, nella fase esecutiva del personale del Comando Provinciale di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Catania, nei confronti di due indagati ritenuti gravemente indiziati in ordine ai delitti di omicidio, soppressione di cadavere, porto illegale di armi e danneggiamento seguito da incendio, aggravati dal metodo mafioso, ai danni di Salvatore Alfio Privitera, commessi tra Catania e Carlentini nella sera del 5 gennaio 2026.

Gli arrestati sono Pietro Catanzaro, classe 1990 di Lodi e residente a Catania, figlio di Catanzaro Giovanni, classe 1965 detto “u milanisi”, esponente apicale dell’organizzazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, nato a Lentini (SR) nel 2003.


Le indagini sono state avviate a seguito del ritrovamento nelle campagne di Carlentini, in provincia di Siracusa, nel corso della mattina del 6 gennaio 2026, del corpo carbonizzato del trentacinquenne Salvatore Alfio Privitera, all’interno della sua autovettura.

Il quadro inizialmente complesso, reso tale dal tentativo degli autori di cancellare ogni traccia del delitto attraverso l’incendio del veicolo, è stato analizzato dagli investigatori. Determinante l’utilizzo dei sistemi di tracciamento GPS dell’auto, che ha permesso di individuare con precisione il luogo del delitto: l’area nei pressi del Villaggio Ippocampo di Mare, a Catania.

Sul posto i Carabinieri, con il supporto dei reparti scientifici, hanno rinvenuto tracce ematiche, segni evidenti di colluttazione, una ciocca di capelli, una collana strappata e un bossolo di fucile calibro 12 parzialmente combusto. Elementi che hanno consentito di delineare la dinamica dell’aggressione.

Secondo l’ipotesi investigativa, la vittima sarebbe stata colpita alla nuca con un’arma da fuoco al termine di una violenta aggressione. Successivamente, i responsabili avrebbero tentato di distruggere le prove incendiando il corpo e l’auto, per poi trasportare il veicolo nelle campagne di Carlentini e appiccare nuovamente il fuoco.

“Lo scenario che noi abbiamo ricostruito è quello di un pestaggio violentissimo seguito da un colpo di grazia con la pistola alla nuca della vittima. Questa operazione è una risposta immediata dello Stato. Abbiamo indizi – afferma il Procuratore di Catania, Francesco Curcioper ritenere che oltre ai due arrestati vi siano altri complici che intendiamo portare davanti alla corte d’Assise e quindi faremo il possibile per acquisire ulteriori elementi che ce lo consentano”.


Subito dopo l’evento delittuoso, Sortino avrebbe cambiato scheda SIM e dispositivo telefonico, facendo perdere da subito le proprie tracce; questi è stato, infatti, localizzato e tratto in arresto in Calabria, nella provincia di Vibo Valentia.

Sulla base degli indizi raccolti durante le investigazioni il movente dell’omicidio sarebbe da ricondurre a precedenti contrasti tra Catanzaro e Privitera, sia per questioni attinenti allo spaccio di droga da entrambi svolto, che a causa di rapporti di credito e di debito per il gioco d’azzardo gestito dal Catanzaro e sovente praticato da Privitera.


Il GIP del Tribunale di Catania, esaminato il compendio investigativo, ha accolto la richiesta dei PM e ha emesso l’ordinanza eseguita nella giornata odierna dai Carabinieri.


Contestualmente alle operazioni di arresto, è stata data esecuzione a decreti di perquisizione e sequestro di dispositivi informatici e di beni ritenuti pertinenti al reato, sui quali saranno effettuati rilievi e condotti accertamenti tecnici, finalizzati al rinvenimento di tracce biologiche utili a comprovare la partecipazione degli indagati alle azioni delittuose e a ricostruire ancor più precisamente la dinamica delle azioni delittuose.

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