Il campo largo del centrosinistra siciliano è sceso in piazza ieri a Palermo per chiedere le dimissioni del presidente della Regione, Renato Schifani. La manifestazione si è svolta davanti a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione Siciliana, mentre il governatore era a Roma dove ha incassato ilrinnovato sostegno di Forza Italia. All’iniziativa hanno partecipato esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, di Controcorrente, Europa Verde-Avs, Italia Viva, Possibile, Psi, Psdi e di altre forze politiche e civiche che compongono il fronte delle opposizioni al centrodestra. Presenti anche deputati regionali, amministratori locali, attivisti e rappresentanti della società civile.
A chiedere apertamente un cambio di rotta è stato il coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola, che ha accusato l’intera coalizione di governo di essere stata travolta dagli scandali e ha sostenuto la necessità di restituire ai siciliani la possibilità di scegliere una nuova guida politica attraverso il voto. Duro anche l’intervento del segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, che ha ironizzato sulla vicenda giudiziaria che coinvolge Gaetano Armao, parlando del “pendolo di Armao” e definendo «un fallimento» l’esperienza del governo regionale. Per il dirigente democratico, la soluzione passa da un ritorno alle urne il prima possibile. Tra le voci più critiche anche quella del leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha richiamato il tema della questione morale, sostenendo che la Sicilia abbia bisogno di una nuova stagione politica. Sulla stessa linea Fabio Giambrone di Europa Verde-Avs, che ha definito la mobilitazione un segnale forte in un momento particolarmente delicato per la vita istituzionale dell’Isola.
Simbolo della protesta è stato un grande pendolo in legno, riempito con fac-simile di banconote da 100 euro e collocato davanti alla sede della Presidenza della Regione. Il riferimento è all’inchiesta che ha coinvolto Gaetano Armao, consulente del presidente Schifani, nell’ambito della quale gli investigatori ipotizzano che somme di denaro contante sarebbero state occultate all’interno di un pendolo presente nel suo ufficio. I manifestanti hanno trasformato quell’oggetto nell’emblema della loro contestazione politica.


















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