Palermo ricorda il Generale Dalla Chiesa: 44 anni fa l’eccidio mafioso

A 44 anni dall’omidicio mafioso del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Palermo ricorda il “prefetto dei cento giorni”,…
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A 44 anni dall’omidicio mafioso del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Palermo ricorda il “prefetto dei cento giorni”, inviato nel capoluogo siciliano per combattere la mafia dopo gli importanti risultati ottenuti nella lotta al terrorismo.

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Era la sera del 3 settembre 1982, quando in via Isidoro Carini, un commando di fuoco uccise il Generale, insieme alla moglie trentaduenne Emanuela Setti Carraro, infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana e all’agente di scorta Domenico Russo.

Alla presenza del ministero dell’interno Matteo Piantedosi, del presidente della Regione Renato Schifani, del Prefetto Massimo Mariani, del sindaco Roberto Lagalla, del procuratore Marurizo De Lucia, della deputata nazionale Carolina Varchi e dei vertici delle forze dell’ordine, è stata deposta una corona d’alloro nel luogo dell’eccidio mafioso commesso da Cosa Nostra in un contesto di isolamento istituzionale. «Un uomo viene colpito quando viene lasciato da solo» proprio queste le parole del prefetto durante l’ultima intervista rilasciata a Giorgio Bocca.


“Venne lasciato solo, ma questo lo scoprì solo dopo un mese. Lui aveva un incrollabile fiducia nello Stato e nelle istituzioni e ha creduto a quanto gli era stato assicurato quando aveva accettato di scendere in Sicilia.” Queste le parole della figlia, Rita Dalla Chiesa.
Dopo la deposizione, seguiranno una messa alla Cattedrale di Palermo officiata dall’Arcivescovo Corrado Lorefice e un’iniziativa promossa dal comando legione carabinieri Sicilia, in via Vittorio Emanuele, al cippo commemorativo.


“Carlo Alberto dalla Chiesa rappresenta una testimonianza ancora attuale e concreta di tenacia e spirito di servizio nella lotta alla mafia. – ha detto il presidente della Regione Renato Schifani – La sua fedeltà ai valori dello Stato costituisce un modello che, giorno dopo giorno, deve ispirare chi opera nelle istituzioni. È anche grazie all’impegno del generale dalla Chiesa, in un contesto difficile come quello dell’epoca, se oggi la mafia è più debole”.

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