Tra folklore religioso e devozione alla tradizione più ortodossa, i riti che precedono la Pasqua raccontano storie di uomini che credono nel valore dell’identità della comunità, con manifestazioni e suggestive rappresentazioni della Passione di Cristo.
Tutto questo si traduce nell’impegno posto in essere da associazioni già da tempo attive sul territorio sancataldese, le quali si pongono come obiettivo la promozione e la valorizzazione delle celebrazioni pasquali. L’associazione “Il Pettirosso” di San Cataldo ben rappresenta questa volontà e, assieme ad altre realtà cittadine, ha organizzato un percorso didattico dedicato a bambini e ragazzi frequentanti alcuni istituti scolastici locali, per permettere loro di apprezzare la dedizione che si cela dietro i preparativi per la Settimana Santa.
L’iniziativa è partita oggi, 25 marzo, e proseguirà nelle giornate di domani e dopodomani, snodandosi tra la via Roma e Piazza Madrice.
“Quest’iniziativa nasce dal desiderio di far conoscere da vicino la nostra realtà ai più giovani, per tramandare una tradizione unica e significativa“, spiega Michele Falzone, presidente dell’associazione promotrice, le cui parole rivelano una passione sincera e autentica, unitamente alla volontà di tramandare i rituali cari alla comunità sancataldese.
La vestizione della statua dell’Addolorata, nel racconto del presidente, risulta particolarmente emblematico circa l’unione della comunità cittadina e il profondo rispetto da questa nutrito per i suoi simboli sacri. La statua della Madonna viene, infatti, adornata con un velo donato dalla stessa comunità e con una parrucca di capelli veri appartenuti ad una bambina purtroppo scomparsa in tenera età. Un rituale, dunque, intenso e ricco di significato, che non rappresenta solo un momento religioso ma riunisce in sé terreno e divino. Anche padre Alessandro Giambra, arciprete della Chiesa Madre di San Cataldo, sottolinea il valore educativo del percorso: “I riti pasquali diventano un momento di riconciliazione, educativo e catechistico. Il Cristo sulla croce non è un simbolo del passato, ma è qualcosa che continua a parlarci oggi, e i ragazzi devono poterlo comprendere”.
Attorno all’iniziativa si è raccolta una rete di associazioni che da anni custodisce i riti della Settimana Santa sancataldese: dalla Chiesa Madre all’associazione “Giuseppe Amico Medico”, dai gruppi storici della “Passione di Cristo” al laboratorio artigianale “Centurio”, fino alla compagnia teatrale “Medea” e alle confraternite dell’Addolorata e di San Giovanni. Ciascuno di essi porta con sé un piccolo tassello di memoria storica, competenza e dedizione, tra volontariato, artigianato, spiritualità e teatro, a testimonianza di quanto sia laboriosa la preparazione in vista della Settimana Santa per la città della “Scinnenza” e dei “Sampaoloni”.
Il percorso si articola in tre tappe, partendo dalla Chiesa di Urratò. Qui gli studenti hanno l’opportunità di ammirare da vicino il Cristo agonizzante sul cataletto e assistere al rituale della preparazione, curato dalla confraternita. Un momento carico di significato e che permette di comprendere la devozione e il lavoro che precedono le processioni.La seconda tappa si terrà presso il locale sito in via Roma che ospita la mostra “Li Jorna di la Passioni”, dedicata all’artista Raimondo Ruggieri. Obiettivo della visita sarà la scoperta del lavoro di associazioni e artigiani impegnati nei restauri e nella preparazione delle rappresentazioni sacre. L’esposizione offrirà, inoltre, l’occasione di ammirare da vicino i costumi realizzati dall’artista, testimonianza di una tradizione che unisce fede, arte e cultura. La mostra resterà visitabile per tutta la durata della Settimana Santa.
Infine, nella terza ed ultima tappa, presso la Chiesa di San Giuseppe, i ragazzi assisteranno alla preparazione delle statue dell’Addolorata e di San Giovanni lì custodite durante l’anno e che saranno portate in processione durante le celebrazioni.
Più che una semplice visita guidata, questo percorso didattico nel “dietro le quinte” della Settimana Santa, rappresenta, dunque, un’immersione vera e propria nella storia e nell’identità cittadina. Far partecipare i più giovani ai preparativi, raccontare loro le origini dei riti permettendo di assistere ai momenti di preparazione significa custodire e tramandare un patrimonio culturale che appartiene a tutta la città. Consegnare ai più giovani la storia, seguendo il monito di Padre Alessandro, significa essere in grado di leggere il presente, trattenendo nel futuro, ciò che di buono proviene dal passato.




