Sutera, consiglio comunale sfiducia la sindaca Catania. I consiglieri di ‘Sutera nel Cuore’: “Atto conclusivo di un fallimento amministrativo”

Il commento dei consiglieri dell’opposizione dopo la mozione di sfiducia approvata il 21 novembre.
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“A Sutera è finita un’illusione. E oggi, finalmente, lo possiamo dire senza più giri di parole: i quasi due anni e mezzo di amministrazione Catania hanno rappresentato il più evidente arretramento politico, sociale e culturale che la nostra comunità ricordi da decenni. Si tratta, più che di un giudizio, della fotografia nitida di ciò che Sutera ha vissuto. O meglio, di ciò che Sutera non ha vissuto, perché nulla di quanto promesso in campagna elettorale è stato realizzato.

I consiglieri di minoranza per Sutera nel Cuore già a giugno 2025 avevano chiesto le sue dimissioni, denunciando come la Sindaca che aveva promesso aria nuova, dialogo, sviluppo, armonia stava invece guidando un’amministrazione autoreferenziale, barricata, priva di progettazione, incapace di utilizzare persino le opportunità più elementari messe a disposizione da bandi e fondi sovracomunali.

La parola “visione” non ha mai trovato cittadinanza nel Palazzo municipale.
Nessun piano per turismo, giovani, anziani, viabilità, associazionismo. Nessuna politica economica. Nessuna cura del territorio.
E nel frattempo si alzavano tasse e indennità: un capolavoro al contrario.

La gestione amministrativa di Giuseppina Catania è stata segnata da continui scivolamenti procedurali, documenti mancanti nelle convocazioni, scelte opache, segretari comunali cambiati come cambiano le stagioni.
Un record: quattro segretari in due anni. E quando si è trattato di garantire il confronto pubblico, il Sindaco ha preferito sgusciare via.
In due anni è riuscita perfino a collezionare un primato nazionale: essere il primo Sindaco che abbandona l’Aula consiliare per evitare il dibattito democratico. Anche la sua Giunta ha condiviso ogni responsabilità: non una progettualità, non una buona pratica amministrativa, non un segnale di unità. E come il Sindaco non ha mai avvertito il peso della fascia, la Giunta non ha minimamente avvertito quel senso di dovere e di sacrificio che distingue chi governa da chi occupa una poltrona. La trasparenza è diventata un optional, le regole un fastidio, le associazioni un intralcio, i cittadini un pubblico da filtrare. Sono stati due anni in cui la nostra comunità ha atteso risposte, ottenendo invece silenzi, assenze e divisioni. 

Nessuno, proprio nessuno, pretendeva che Giuseppina Catania risolvesse la questione meridionale, riaccendesse miracolosamente l’economia dell’intero entroterra siciliano o invertisse i grafici – ormai decennali – del calo demografico che riguarda tutti i piccoli comuni. Le si chiedeva qualcosa di molto più semplice e molto più concreto: fare il suo lavoro di sindaco.
Con umiltà, con serietà, con presenza.
Con un programma politico vero, non con proclami urlati e mai realizzati.

E sia chiaro: nessuno, proprio nessuno, ha mai lamentato la mancanza del suo titolo di avvocato o di una laurea in giurisprudenza o in economia.
La critica non è mai stata sui titoli: è sempre stata sulla competenza politica — sull’incapacità di amministrare, di ascoltare, di unire, di progettare. Con la capacità basilare di tenere unita una comunità anziché frantumarla.
Con la continuità amministrativa che un primo cittadino deve assicurare, non con improvvisazioni e fughe di fronte ai primi segnali di confronto democratico. 

Al contrario di quanto lamentato nel prolisso e pedante memoriale della sua sfiducia, che ha lasciato alla comunità come ultimo atto politico, non è stata Sutera a tradire il Sindaco né la sua maggioranza: è stato il Sindaco a tradire Sutera. Perché quel documento non è una difesa, ma l’ennesimo esercizio di autoassoluzione, un racconto distorto in cui responsabilità, errori e omissioni vengono ribaltati sugli altri, come se il fallimento amministrativo fosse una sorta di complotto e non il risultato evidente della sua incapacità di amministrare. Il sindaco non è un taumaturgo. Ma è – o dovrebbe essere – un motore civico, un punto di riferimento, un facilitatore di sviluppo e coesione.
La comunità, invece, è rimasta sola: a pulire, ad animare, a promuovere, a mantenere vivo il paese.
Non grazie al Sindaco e alla sua giunta, ma malgrado essi.

La sfiducia a Giuseppina Catania non è un fulmine a ciel sereno. È il conto presentato dalla realtà.

La mozione di sfiducia approvata il 21 novembre 2025 rappresenta la più elevata manifestazione di responsabilità istituzionale da parte dell’intero Consiglio Comunale, maggioranza e opposizione insieme. È l’atto conclusivo di un fallimento amministrativo che ha privato la comunità persino della propria serenità istituzionale, della propria partecipazione, della propria libertà. Ed è proprio questa libertà perduta che Sutera oggi riconquista.

E così, dopo due anni di illusioni e realtà capovolte, si chiude il sipario su “Giuseppina nel Paese delle Meraviglie”, come lei stessa si è definita: niente più specchi che mostrano ciò che non c’è, niente più tè improvvisati col Cappellaio Matto, niente più rincorse nel labirinto dietro al Coniglio Bianco delle scuse. Con l’approvazione, all’unanimità del Consiglio Comunale, della mozione di sfiducia al Sindaco, Sutera esce dalla fiaba e torna, finalmente, al mondo reale.”

Gruppo Politico Sutera nel Cuore

Carmelo Salamone – Carmelina Alongi – Nuccia Marina Malta

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