Sala gremita e cascata di applausi al debutto di T’aime… Alice è una meraviglia al Teatro Comunale Regina Margherita, andato in scena Venerdì 22 Maggio alle ore 20:30. Lo spettacolo diretto da Josephine Giadone che ha coinvolto ventitré danzatrici, è l’adattamento del libro Alice dell’anima mia di Myriam Sofia Di Stefano (Edizioni Lussografica, 2026).
“La rappresentazione è la risultante di un percorso collettivo, che ha coinvolto tutte le partecipanti del laboratorio di danzaterapia. Il metodo seguito è quello di Marìa Fux: danzatrice argentina rivoluzionaria del ‘900 che ha intrapreso percorsi di ricerca artistica al fine di fare emergere la componente emotiva, connessa al valore della parola e alla preziosità del silenzio. La danzaterapeuta consegna uno stimolo alla ballerina, su cui deve lavorare per esprimere i suoi sentimenti tramite il corpo.” spiega la danzaterapeuta Josephine Giadone.
Il titolo dello spettacolo, T’aime, è un gioco di assonanza e rimando ai concetti di tempo e amore. I significati sono riflessi in corpi roteanti, cadenzati da movimenti lenti e impetuosi, in perfetto accordo con lo scorrere della vita: a tratti inesorabilmente lenta, ad altri terribilmente forsennata. Un ossimoro costante, intrappolato nella prigionia dell’eterno presente o nella fugacità della libertà, è esternato dalle parole di un Cappellaio Matto sui generis (Michele Celeste), di cui s’intravede solo la sagoma dietro un velo; dal flusso di pensieri di Alice (Simona Valentina Scarciotta), che si fa portatrice di tutte le sfumature identitarie delle danzatrici; dalle apparizioni improvvise del Bianco Coniglio (Adriano Dell’Utri), che enfatizzano l’imprevedibilità della vita.


Dalle riflessioni innestate da Myriam Sofia Di Stefano in questa corsa contro il tempo, trapela l’esigenza di spogliarsi delle proprie insicurezze ed essere fiere di ciò che si è.
“Da un limite, può nascere un’opportunità” aggiunge Josephine Giadone.
T’aime…Alice è una meraviglia è il grido di coraggio di ventitré donne a essere libere e fiere delle proprie fragilità, a cui occorre necessariamente dare ascolto.






