Un “laboratorio del falso” a Cefalù, oltre 600 capi contraffatti da lavoratori a nero

Maglie da calcio contraffatte sequestrate a Cefalu Un "laboratorio del falso" a Cefalù, oltre 600 capi contraffatti da lavoratori a nero Maglie da calcio contraffatte sequestrate a Cefalu Un "laboratorio del falso" a Cefalù, oltre 600 capi contraffatti da lavoratori a nero
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I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno scoperto un “laboratorio del falso” in cui erano impiegati 3 lavoratori in nero, dediti al confezionamento e alla vendita di capi recanti marchi contraffatti.

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A seguito di un’attenta attività di osservazione svolta dalla Tenenza di Cefalù, è stato individuato e sottoposto a controllo un soggetto economico operante nella rinomata località balneare palermitana, la cui attività commerciale è risultata interamente basata sull’utilizzo di lavoratori dipendenti per i quali non era stata effettuata la prevista comunicazione preventiva di assunzione al Centro per l’impiego, privandoli di ogni tutela retributiva, contributiva e assicurativa.

Nel corso delle operazioni di controllo è stata rilevata all’interno del negozio la presenza di centinaia di capi di abbigliamento sportivo, destinati alla pubblica vendita, riconducibili a note società calcistiche, nazionali e straniere, nonché a team della Formula 1. Gli operanti, procedendo all’esame dei loghi e delle etichette apposti sugli articoli, hanno rilevato la contraffazione dei relativi marchi.

L’esercizio commerciale offriva ai clienti anche la possibilità di personalizzare i capi d’abbigliamento prescelti. Grazie all’uso di due presse termiche, lo staff del negozio poteva imprimere sugli articoli selezionati dalla clientela, “a caldo”, sticker e transfer raffiguranti noti brand altrettanto contraffatti, realizzati in house tramite una stampante di tipo plotter.

L’attività di servizio si è conclusa con il sequestro di 660 capi e 316 sticker/transfer recanti marchi contraffatti e delle apparecchiature utilizzate per l’attività illecita nonché con la denuncia del titolare dell’impresa alla Procura della Repubblica di Termini Imerese.

Dal momento che la forza lavoro impiegata in “nero” superava la percentuale del 10% dei lavoratori presenti al momento dell’accesso, l’attività imprenditoriale è stata sospesa con apposito provvedimento dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

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