A San Cataldo il murales dei “Grandi di Sicilia”: quando l’arte diventa eredità collettiva

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C’è un momento in cui un muro smette di essere soltanto cemento. Succede quando i colori prendono il posto del grigio, quando i volti iniziano a raccontare storie e quando chi li osserva rallenta il passo per riconoscere un nome, un ricordo, un esempio.

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Da ieri, all’Istituto “Notaio Luigi Fascianella” di San Cataldo, quel muro esiste davvero. Si chiama “I Grandi di Sicilia” ed è un’opera lunga sessanta metri che non celebra soltanto alcune delle personalità più illustri dell’isola, ma prova a ricomporre, in un unico racconto, ciò che la Sicilia ha saputo offrire al mondo: il coraggio di chi ha combattuto la mafia, il talento degli artisti, la forza della cultura, la libertà del pensiero e la dignità dell’impegno civile.

Il servizio di Maria Chiara Brancato, immagini di Salvatore Arcarese

L’inaugurazione si è aperta con il taglio del nastro e con lo svelamento della scritta “I Grandi di Sicilia”, momento simbolico che ha consegnato ufficialmente l’opera alla comunità sancataldese. Subito dopo, i presenti sono stati accompagnati lungo il murales in un percorso immersivo, scandito dalla voce narrante di Antonello Musmeci e dalle note degli archi del trio Reverie. Un viaggio tra immagini e parole che ha dato vita ai volti raffigurati sull’opera, trasformando l’inaugurazione in un’esperienza capace di intrecciare arte, memoria ed emozione.

Firmato dall’artista Mirko Cavallotto, il murales raccoglie i volti di Andrea Camilleri, Antonino Caponnetto, Antonino Zichichi, Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Franca Viola, Franco Battiato, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Giovanni Falcone, Leonardo Sciascia, Letizia Battaglia, Libero Grassi, Luigi Pirandello, Ninni Cassarà, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Pino Puglisi, Pippo Baudo, Pippo Fava, Renato Guttuso, Rocco Chinnici, Rosa Balistreri, Rosario Livatino, Salvatore Quasimodo e Totò Schillaci.

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Figure lontane tra loro per epoca, percorso e linguaggi, ma unite da un filo comune che attraversa la storia della Sicilia: l’impronta lasciata nella cultura, nella giustizia, nell’arte, nello spettacolo e nell’impegno civile. È da questa idea di racconto collettivo che nasce il lavoro di Cavallotto, un’opera pensata non come semplice sequenza di ritratti, ma come un unico percorso visivo da attraversare. Ed è proprio in questo senso che l’artista ha spiegato ai nostri microfoni il significato del suo lavoro, raccontando come tutto parta da un ricordo personale: “Quando ero piccolo mi è capitato di vedere un murales e di pensare: “anch’io vorrei essere quella persona lì”. È da lì che nasce il mio modo di vedere la street art. Con questa opera vorrei trasmettere lo stesso messaggio: chiunque la osservi, soprattutto i più giovani, deve poter pensare che anche lui, un giorno, può diventare ciò che vede rappresentato, un artista o una figura importante, se ci crede davvero”.

Alle spalle dell’opera non c’è soltanto un progetto artistico, ma una precisa idea di comunità. “I Grandi di Sicilia” nasce infatti all’interno del lavoro della cooperativa Progetto Lavoro NC, che da anni porta avanti percorsi educativi e di accoglienza rivolti a minori in situazioni di fragilità, attraverso comunità e progetti sociali strutturati. L’idea del murales si inserisce proprio in questa visione: utilizzare l’arte non come semplice decorazione, ma come strumento capace di generare appartenenza, consapevolezza e possibilità di crescita.

Il presidente della cooperativa, Alessandro Amico, ha sottolineato come il senso dell’iniziativa sia legato soprattutto alla memoria e alla trasmissione alle nuove generazioni: “Ricordare la memoria di questi giganti, che rappresentano un faro e una luce da seguire, è fondamentale non solo per noi, ma anche per le nuove generazioni, che magari non conoscono pienamente alcuni di questi personaggi”.

La giornata inaugurale è poi proseguita con la parte centrale della manifestazione, dove la dimensione artistica si è intrecciata con quella teatrale e musicale. A guidare il pubblico sono stati Ernesto Trapanese e Donatello Polizzi, tra momenti di spettacolo, interventi e riconoscimenti che hanno scandito il ritmo dell’evento.

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L’apertura è stata affidata a Paride Benassai con Sugnu Sicilianu, dando subito un tono identitario e fortemente legato alla cultura siciliana. Spazio anche alla poesia con l’interpretazione di Parru cu tia di Ignazio Buttitta, che ha riportato al centro la forza della parola e della tradizione popolare.

Tra i protagonisti della giornata anche Lello Analfino, che ha portato sul palco la sua musica in un intervento che ha unito sonorità e identità siciliana. “È molto importante che la Sicilia non dimentichi i suoi eroi, i suoi artisti – ha detto – ma è ancora più importante che faccia un passo in più: che impari a difendere queste persone quando sono in vita. È un segno di identità e di appartenenza fondamentale, soprattutto per chi oggi continua a lottare contro la mafia o rappresenta la Sicilia nel mondo. Tra questi mi sento anch’io parte. È importante sentire il calore e il sostegno della gente”.

Accanto ai momenti artistici, spazio anche agli interventi e alle testimonianze. Particolarmente atteso quello dell’onorevole Caterina Chinnici, figlia del magistrato Rocco Chinnici. La sua presenza ha riportato al centro il tema della memoria come eredità viva e responsabilità quotidiana. “Vedere questo murales dove è inserita, tra i grandi di Sicilia, anche la figura di mio padre mi provoca una grande emozione – ha raccontato – è il riconoscimento del lavoro, dell’impegno e della dedizione che ha avuto verso questa terra, della sua scelta di servire la Sicilia per valorizzarne la bellezza e contribuire a liberarla. Rivederlo inserito tra i grandi della Sicilia è per me un’emozione grandissima”.

A riflettere sul valore culturale e civile dell’iniziativa è stato anche Felice Cavallaro, giornalista del Corriere della Sera e promotore della Strada degli Scrittori, che ha richiamato il valore della conoscenza come condizione necessaria per non perdere la memoria. “Non bisogna dimenticare, ma per non dimenticare bisogna conoscere – ha detto –. Il compito di chi ha i capelli grigi, come i miei, è quello di incentivare l’attenzione verso tutti quegli uomini che hanno reso importante questa terra, affinché resti il loro segno”.

La cerimonia si è conclusa con il lancio dell’audioguida del murales, pensata per accompagnare studenti, cittadini e visitatori in un percorso narrativo attraverso le storie e i volti rappresentati sull’opera. Un progetto che trasforma un semplice spazio urbano in un luogo di memoria condivisa, dove l’arte non si limita a essere osservata, ma diventa esperienza, racconto e occasione di riflessione.

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