Caltanissetta – È morto a soli quindici anni, ma il suo esempio continua a parlare soprattutto alle nuove generazioni. Canonizzato nel 2026, Carlo Acutis è conosciuto in tutto il mondo come il “santo di Internet”: non perché abbia esaltato la tecnologia, ma perché ha dimostrato che anche il web può diventare uno strumento per costruire relazioni e diffondere il bene.
Una chiesa gremita ha accolto, nel pomeriggio del 30 giugno, la reliquia di primo grado del giovane santo al monastero Santa Chiara di Caltanissetta, immerso nella suggestiva cornice del parco Testasecca. La reliquia è giunta grazie all’iniziativa di don Giuseppe Siracusa, parroco della Parrocchia San Giovanni Evangelista di Gela, e della sua comunità, che hanno ottenuto la custodia della reliquia e hanno voluto condividere questo momento anche con i fedeli nisseni.
È stato lo stesso don Giuseppe Siracusa ad accogliere i numerosi presenti nel monastero, invitandoli a sostare in raccoglimento davanti alla reliquia. Successivamente ha lasciato la parola a un laico che ha ripercorso la vita e la testimonianza del giovane santo. A rendere ancora più intensa l’atmosfera sono state le monache clarisse che, dietro le grate della clausura, hanno accompagnato l’incontro con canti eseguiti con voce delicata e armoniosa, sostenuti da un lieve accompagnamento musicale. Un momento di grande intensità, impreziosito dalla spiritualità del monastero di Santa Chiara, immerso nella quiete della campagna nissena.
Ma il motivo per cui Carlo Acutis continua a conquistare l’attenzione anche di tanti giovani va oltre la sua storia personale. In un tempo in cui la tecnologia viene spesso associata all’isolamento, alle dipendenze digitali e ai rischi della rete, Carlo ha mostrato una prospettiva completamente diversa. Appassionato di informatica sin da bambino, imparò presto a programmare e a progettare siti internet, mettendo le sue competenze al servizio degli altri.
Realizzò il celebre portale dedicato ai miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa, una mostra virtuale tradotta in decine di lingue e visitata in tutto il mondo, raccolse documentazione sui santi e sui beati, sviluppò siti per associazioni di volontariato e comprese, con sorprendente anticipo rispetto ai tempi, che Internet poteva diventare un luogo di incontro e condivisione. Per Carlo il computer non era un rifugio dalla realtà, ma uno strumento capace di creare ponti tra le persone e di diffondere contenuti positivi. Una lezione quanto mai attuale in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e i social network vengono spesso raccontati soltanto per i loro rischi.
Prima della celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, uno dei momenti più emozionanti della serata è stata la testimonianza di una giovanissima che il prossimo 3 luglio entrerà nel monastero come monaca di clausura. La ragazza ha raccontato come, lungo il suo cammino vocazionale, la figura di Carlo Acutis sia riaffiorata più volte attraverso incontri e coincidenze che hanno rafforzato la sua scelta di vita.
Nell’omelia, monsignor Mario Russotto ha ricordato le parole di papa Francesco, che definiva Carlo uno dei “santi della porta accanto”: un ragazzo normale, con gli interessi e le passioni dei suoi coetanei, capace però di trasformare l’ordinarietà in qualcosa di straordinario. La sua fede, ha spiegato il vescovo, si alimentava ogni giorno attraverso la Messa, il Rosario, l’adorazione eucaristica, la Parola di Dio e la carità, quel “kit per la santità” di cui Carlo parlava con semplicità.
Ma la sua grandezza stava soprattutto nella concretezza. Preparava pasti e coperte per le persone senza dimora, aiutava i compagni più in difficoltà nello studio, dava una mano alla sua babysitter perché potesse tornare prima dalla figlia e, quando preparava gli aiuti destinati ai poveri, scriveva su ogni confezione il nome della persona che l’avrebbe ricevuta, perché ciascuno ha un volto e una dignità che meritano di essere riconosciuti.
È probabilmente questa l’eredità più attuale lasciata da Carlo Acutis. In un mondo che tende a demonizzare la tecnologia o, al contrario, a idolatrarla, il giovane santo indica una terza strada: quella della responsabilità. Gli strumenti digitali non sono né buoni né cattivi, ma diventano ciò che le persone scelgono di farne. Lui li trasformò in un ponte tra gli uomini, in un mezzo per diffondere conoscenza, solidarietà e speranza. Un messaggio che, a distanza di anni dalla sua morte, continua a parlare anche a chi guarda il futuro connesso a uno schermo.
