5 Tra teatro, musica e parole: a San Cataldo la serata de “I Grandi di Sicilia” diventa un racconto artistico 5 Tra teatro, musica e parole: a San Cataldo la serata de “I Grandi di Sicilia” diventa un racconto artistico
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Tra teatro, musica e parole: a San Cataldo la serata de “I Grandi di Sicilia” diventa un racconto artistico

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L’inaugurazione del murales “I Grandi di Sicilia” a San Cataldo non è stata soltanto un momento di testimonianza e memoria. Accanto agli interventi istituzionali e ai racconti dei protagonisti del progetto, la serata ha trovato infatti un suo secondo linguaggio: quello dell’arte nelle sue forme più diverse, dal teatro alla musica, dalla poesia alla performance visiva, guidata sul palco da Ernesto Trapanese e Donatello Polizzi.

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Un percorso che ha trasformato l’Istituto “Notaio Luigi Fascianella” in uno spazio scenico diffuso, dove ogni intervento ha contribuito a costruire un racconto corale della Sicilia.

Ad aprire la serata è stato l’attore palermitano Paride Benassai, noto per aver interpretato Rosario nella miniserie televisiva Brancaccio (2001), dedicata alla figura di Padre Pino Puglisi. Sul palco ha portato il monologo “Sugnu Sicilianu”, tratto dall’epilogo del film Cento giorni a Palermo.

Un testo intenso, che attraversa il tema della mafia e si chiude su una riflessione profonda legata all’identità e all’orgoglio di essere siciliani. Un’apertura forte, che ha subito dato alla serata un tono emotivo e riflessivo, riportando al centro una delle questioni più delicate e identitarie della storia dell’isola.

Spazio poi alla poesia con il sancataldese Salvatore Nocera, che ha portato sul palco “Parru cu tia” di Ignazio Buttitta, tra i più importanti poeti del Novecento e simbolo della poesia dialettale siciliana.

Nocera si è presentato con il libro tra le mani, spiegando al pubblico di portarlo sempre con sé, anche se quei versi li conosce ormai a memoria. Un gesto semplice, ma carico di significato, che ha sottolineato il legame profondo con la poesia di Buttitta e con una tradizione letteraria che continua a parlare al presente.

La musica ha poi preso il centro della scena con Lello Analfino, reduce da un tour internazionale di grande successo e affiancato alla chitarra da Lino Costa.

Il cantautore ha proposto alcuni dei suoi brani più noti, a partire da “Testa e cuore”, che ha trasformato in un forte messaggio di pace e convivenza:”Non ci sono posti in cui non si possa stare – ha detto – in questa terra c’è posto per palestinesi, israeliani, ucraini… c’è posto per tutti”.

A seguire “Zero stress”, poi “Cocciu d’amuri”, fino alla chiusura con “92100”, uno dei brani più apprezzati dal pubblico presente.

Un momento di forte impatto visivo è stato quello della Sand Art di Stefania Bruno, che ha intrecciato immagini e narrazione, accompagnata dalle parole del fratello Vincenzo Bruno.

Un linguaggio delicato e suggestivo, che ha aggiunto un ulteriore livello espressivo alla serata, trasformando la sabbia in racconto e memoria in movimento.

A seguire l’intervento di Giuseppe Rapè, che ha portato il pubblico in una riflessione intensa sulla memoria dei “carusi” delle miniere, i bambini costretti al lavoro nelle profondità della terra siciliana.

Un racconto che si è intrecciato con un omaggio a Rosa Balistreri, attraverso “Cantu e cuntu”, capace di riportare al centro la voce popolare e la sofferenza sociale trasformata in canto.

A chiudere la serata è stato Ivan Fiore, con il suo intervento “Le tre P”, dedicato a Padre Pino Puglisi.

Un momento in cui la chiave comica è stata utilizzata in modo equilibrato e consapevole, riuscendo a raccontare una figura complessa e profondamente simbolica senza perdere rispetto e intensità narrativa. Un approccio originale che ha coinvolto il pubblico, lasciando spazio sia al sorriso che alla riflessione.

La parte artistica dell’inaugurazione ha così completato il quadro dell’evento, trasformando il murales “I Grandi di Sicilia” non solo in un’opera da osservare, ma in un punto di incontro tra linguaggi diversi: parola, musica, teatro e immagine.

Un mosaico di espressioni che, insieme, hanno restituito l’idea di una Sicilia che continua a raccontarsi attraverso le sue voci, i suoi artisti e la sua memoria condivisa.

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