Caltanissetta. Atto finale per “non solo mizzica”: un progetto educativo e culturale sulle radici dell’isola dedicato agli studenti

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Identità e Memoria: il Progetto “Non solo Mizzica” conclude unviaggio tra filologia, epica e riscatto sociale per 480 studenti nisseni

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Si avvia alla conclusione“Non solo Mizzica – Alla scoperta della lingua siciliana”, un ambizioso percorso dirisveglio culturaleche ha trasformato l’esperienza didattica di480 studentidel territorio inun’indagine profonda sulle radici dell’isola.Mercoledì 29 aprile, il progetto celebrerà il suo atto finale, portanto in scena“Tata Cettina – Soria dell’educazione del Sud”, resituendo alla comunità i frutti di un anno di lavoro dedicato alla lingua, alle tradizioni artigiane e alla storia sociale del centro Sicilia.

L’iniziativa, finanziata dallaRegione Siciliana, vede come capofila il Liceo Classico, Linguistico e Coreutico“Ruggero Settimo”di Caltanissetta in rete con gli istituti comprensivi“G. Carducci”di San Cataldo,“Don Milani”e“Caponnetto-Sciascia” di Caltanissetta. I ragazzi del Liceo, hanno guidato i bambini delle scuole medie ed elementari, in questo viaggio alla scoperta delle radici linguistiche, culturali e storiche siciliane. La direzione artistica è stata affidata all’associazioneNaponos Teatro Etico APSe la direzione operativa al Presidente dell’associazioneDiletta Costanzo.

Il progetto ha affrontato l’urgenza di preservare il dialetto tra le nuove generazioni—che oggi ne hanno spesso una conoscenza superficiale— attraverso unapproccio filologico rigoroso, avvalendosi della collaborazione dellaProf.ssa Marina Castiglione, ordinario dell’Università degli Studi di Palermo. I seminari accademici hanno guidato gli alunni in un’esplorazione delle componenti greche, latine, arabe, germaniche e normanne che compongono il mosaico siciliano. Particolare rilievo è stato dato allo studio dei cognomi tipici e delle variazionin fonetiche provinciali, permettendo ai ragazzi di comprendere come la propria identità sonora e familiare sia legata a secoli di storia stratificata.

“Abbiamo voluto che la lingua siciliana non fosse percepita come un retaggio polveroso, ma come un organismo vivo. – afferma la Presidente di Naponos Teatro Etico –Dalla filologia dei seminari UNIPA alla manualità dei pupari, i 480 studenti hanno toccato con mano la complessità delle loro radici. È un’operazione di risveglio: oggi questi ragazzi sanno perché portano un certo cognome e perché la loro voce suona in un modo unico al mondo.”

Racconta Diletta Costanzo che l’entusiasmo dei ragazzi è stato sorprendente:“C’è sempre il timore che i ragazzi possano non essere interessati. Ci hanno invece dimostrato tutt’altro: erano molto incuriositi, hanno seguito i seminari della docente universitaria in maniera appassionata e attenta.– e aggiunge –Non è vero che i ragazzi non rispondono agli stimoli. Bisogna fornirglieli.”

In un’epoca in cui molti giovani non hanno mai assistito a uno spettacolo dal vivo, il progetto ha ospitato ilmastro puparo siracusano Daniel Mauceri.“I bambini erano meravigliati”riferisce Diletta Costanzo. La messinscena di“Angelica, inganni e duelli a Parigi”ha offerto una rilettura della corte di Carlo Magno e della difesa della cristianità attraverso i paladini Orlando e Rinaldo.“Ci riporta un po’ ad oggi: l’azione di Carlo Magno ha garantito che l’Europa rimanesse cristiana.– dice la Presidente di Naponos –Le lotte religiose sono sempre esistite. Guardare al passato ci consente, con la distanza che mette il tempo, di capire meglio il presente.”

L’esperienza è stata integrata dalaboratori praticiin cui gli studenti hanno analizzato le fasi di costruzione di un pupo: dalla scelta del legno, al cesellamento dei metalli per le armature, fino alla cartapesta. A conclusione, ogni ragazzo ha realizzato un pupo mobile di carta come simbolo tangibile del percorso.

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Cuore pulsante del progetto è “Tata Cettina – Storia dell’educazione del Sud”, produzione integrale di Naponos Teatro Etico. Lo spettacolo agisce come un archivio vivente di memorie in bilico, un contenitore che riporta alla luce i riti e i miti di un tempo – iballi della notte di San Giovannie le leggende deimostri di Sicilia– che erano pilastri dell’educazione orale, oggi quasi dimenticati.

Restituisce luce anche al dramma dei“carusi”, i bambini costretti al lavoro nelle miniere, di cui i coetanei moderni sanno poco o nulla.“Qualcosa di veramente forte– così lo descrive Diletta Costanzo –Gessolungo, ad esempio, ha rappresentato un trauma generazionale. Quando muore un bambino, muore un po’ anche il futuro”. Così, attraverso il mimo, l’opera culmina nel riscatto letterario di“Ciaula scopre la luna”, mettendo insieme la sofferenza storica e la bellezza della letteratura diLuigi Pirandello:“Lo scrittore con le lettere, noi con il mimo– ancora Diletta Costanzo –vogliamo che i ragazzi capiscano, anche senza parole”.

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