Come vi abbiamo documentato, sotto gli occhi dei nisseni è finita l’era dell’Antenna Rai di Colle Sant’Anna, presente sul territorio di Caltanissetta da oltre 50 anni. I cittadini hanno assistito a questo evento che ha cambiato, lo possiamo dire, e cambierà la storia della città. Alcuni si sono radunati nelle zone circostanti, poiché le aree attigue all’Antenna erano state interdette al pubblico per motivi di sicurezza. Hanno atteso anche qualche ora, ma la loro pazienza non è stata ricompensata. Infatti il momento del “collasso controllato” non è stato preannunciato e i numerosi video che circolano già, girati più da vicino, dimostrano che l’unico conto alla rovescia è stato quello degli addetti ai lavori, prima di azionare il meccanismo che ha poi portato alla fine di questo baluardo identitario.
Tra i presenti in una delle zone limitrofe, in via San Giuliano, è stato uno di loro a richiamare l’attenzione degli altri, che non si sarebbero mai attesi un epilogo così in sordina. La considerazione che ne è seguita racconta molto dell’idea che da tempo si fa spazio – a torto o ragione – tra una buona parte della cittadinanza sulla gestione della vicenda Antenna Rai, giunta ormai al capolinea. Alcune persone presenti non hanno esitato a concordare che la storia si è chiusa così come è sempre stata portata avanti: nel silenzio, nell’indifferenza, nell’anonimato.
Tra i vari progetti sul tappeto per la sostituzione dell’Antenna di Colle Sant’Anna, si è parlato anche della realizzazione di un centro sportivo: “Se l’hanno abbattuta per questa ragione sono d’accordo – ha detto Gianni, presente nelle vicinanze per salutare la storica struttura – altrimenti se è solo un discorso politico la mia posizione è contraria”. Massimiliano Sansoni, nisseno, ha voluto sdrammatizzare: “Penso che quella di trasformarlo in un centro sportivo è un’idea lodevole. Però poteva essere anche un’idea sportiva quello di farci un campo scuola per arrampicata”.
Per tanta parte della gente nissena l’Antenna ha rappresentato un elemento di forte identificazione col territorio, di legame affettivo ed emozionale. Chi oggi è più avanti con gli anni ha trascorso così tante giornate e serate della giovinezza a contemplarla, in compagnia di amici o persone care, da non poterle nemmeno contare. Lo raccontano le parole di Gianni: “L’Antenna è stata Caltanissetta: da giovane passavo sempre di qua, insieme agli amici si saliva al Redentore a vederla. Vedremo se il gioco ne varrà la candela” – ha concluso. Dello stesso avviso Massimiliano che ha voluto regalarci un suo ricordo personale: “Ha riguardato tanti di noi ex giovani e riguarda, credo, tanti giovani attuali cioè l’emigrazione verso altre zone per la necessità di trovare lavoro. Per tutti noi che tornavamo da quelle città dove emigravamo per lavorare, vedere l’antenna di Caltanissetta dopo un lunghissimo viaggio era già come sentirsi a casa, sentivamo già quell’odore di panella – tipicità culinaria nissena, ndr – da venti chilometri. Insomma, per tutti quelli come noi che ci chiamavamo i peones – nome usato da Massimiliano giocosamente per indicare coloro che migravano per scopi lavorativi – è sempre stato un punto di riferimento, come un faro per un marinaio disperso nella notte”.
A recitare una sorta di controcanto rispetto a queste parole piene di nostalgia, c’ha pensato però una giovanissima ragazza, Vittoria, che ha commentato così: “Non mi ha suscitato nessuna reazione onestamente. Se dobbiamo andare avanti, si fa ciò che occorre per dare seguito a questo proposito, altrimenti tanto vale rimanere fermi”. Chissà se la sua opinione nasce dall’appartenenza ad un’altra generazione, oppure bisogna indagare più a fondo.
Certamente si può discutere sulla gestione della vicenda da parte dell’attuale Amministrazione, guidata dal sindaco Walter Tesauro, sotto la quale si è chiusa la storia, lunga mezzo secolo, di questo autentico baluardo. Fermo restando, bisogna dirlo, che anche le decisioni delle Amministrazioni precedenti hanno portato a questo triste epilogo. Su questo punto si è soffermato Alessio Sansoni, fratello di Massimiliano: “Non si può addebitare a un’unica amministrazione l’abbattimento di questo simbolo. Sicuramente qualcuno ha provato a pensare a delle idee su questo, delle soluzioni su come utilizzare gli spazi e come salvare quello che si poteva salvare. Purtroppo però la Sicilia, come l’Italia, ha dei tempi di risposta molto lenti ma, soprattutto, queste risposte spesso non hanno molto successo. Quindi stiamo assistendo all’inevitabile”. Alessio Sansoni ha poi proseguito: “I numeri dicono sempre più in decadenza a livello di classifiche nazionali su come i nostri territori vengono gestiti. Ogni amministrazione deve prendersi le sue responsabilità. Certamente non addebitiamo a questa unica amministrazione questo errore. Però, se quello che dicono i giornali è vero, certamente fare dei ricorsi al TAR e poi fare appello al Consiglio di Stato e, nel frattempo, autorizzare l’abbattimento sono due cose che litigano parecchio. Si dice che ogni popolo ha la sua amministrazione che si merita, per cui quella parte un po’ indifferente di Caltanissetta – credo ne faccia parte tanta gente – non avrà molto a che risentirne da ciò che è successo oggi”.
Maria Rita Carelli, nota architetto nissena, non si trova in una posizione molto diversa da Alessio Sansoni: “Credo che non servisse più perché ormai era ridotta ad uno stato troppo degradato, che avrebbe potuto incidere negativamente nelle zone limitrofe. Caltanissetta vive di anonimato: ormai la città è caduta in un baratro di indifferenza da cui non si può rialzare e questo evento di oggi ne è l’emblema. A prescindere dall’amministrazione governante, l’antenna avrebbe fatto la stessa fine. Non voglio dire che i cittadini siano stati complici, piuttosto non sono stati ascoltati, non sono stati protagonisti in questa vicenda che ha segnato la storia della nostra città. Purtroppo ha vinto la politica, unica vera responsabile dell’evento di oggi. Lo è principalmente perché nessuna delle amministrazioni ha avuto la volontà di studiare una reale soluzione di utilizzo alternativo della struttura. L’unico interesse era quello di farla crollare”.
Sulle possibili strategie per dare una seconda vita all’Antenna di Colle Sant’Anna, Massimiliano Sansoni ha detto senza fronzoli: “Poteva essere abbellita e valorizzata in 1000 maniere, cioè poteva essere reso davvero il simbolo di una volontà di rinascita vera”. Molto netta la posizione di Salvatore D’Anna, un altro cittadino accorso sul posto a seguire l’evento: “Una città come la nostra non avrebbe potuto oggettivamente permettersi i costi di gestione che sono stati comunicati, più i costi di ripristino”.
“Se l’avessero tappezzata di pannelli solari – circa 1000 metri quadri a lato – avrebbe fruttato fino a 100.000€ al lato di guadagno” – questo avrebbe potuto essere un altro utilizzo possibile della struttura ormai crollato secondo Massimiliano Sansoni. “Non lo so, magari non si sono espressi troppo o non hanno spremuto troppo bene le menti – ha concluso – oppure semplicemente pensavano che non sarebbe mai arrivato questo momento invece. E invece è arrivato. Inesorabile”.
Avrebbe potuto avere un altro destino l’amata Antenna? Chissà, probabilmente si, oppure aveva fatto il suo tempo. Una cosa è certa: quell’idea che serpeggia tra le persone che ieri hanno assistito al suo crollo non mente. La gente di Caltanissetta avrebbe meritato maggiore ascolto e, forse, sarebbero stati individuati progetti meritevoli di attenzione o, addirittura, di essere realizzati. Ma ormai ogni considerazione, purtroppo, lascia il tempo che trova.