La Sicilia si prepara a vivere giorni di forti disagi sul fronte dei trasporti e della logistica. Da mezzanotte prende il via il fermo degli autotrasportatori siciliani, che hanno annunciato il blocco dei tir nei porti dell’Isola per protestare contro il caro carburante e l’aumento dei costi che gravano sulle imprese del settore. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, rischia di avere pesanti ripercussioni sull’approvvigionamento di merci e generi alimentari.
A lanciare l’allarme è il Comitato degli autotrasportatori siciliani, secondo cui il rincaro del gasolio ha raggiunto livelli ormai insostenibili per le aziende. Il pieno di un mezzo pesante arriverebbe a costare fino a 900 euro in più rispetto al passato, mentre si registra anche un forte aumento delle tariffe per l’imbarco sui traghetti.
Le conseguenze potrebbero farsi sentire rapidamente sugli scaffali dei supermercati. Gli autotrasportatori sostengono che il sistema della grande distribuzione lavori ormai con scorte ridotte e che, in assenza dei rifornimenti garantiti dai mezzi pesanti, nel giro di poche decine di ore potrebbero verificarsi difficoltà nella disponibilità di alcuni prodotti di largo consumo. Al centro della protesta c’è anche il tema della continuità territoriale. Gli operatori denunciano il peso crescente dei collegamenti marittimi tra la Sicilia e il resto d’Italia, aggravati dagli aumenti del carburante e dagli effetti della tassa europea sulle emissioni, l’Ets, che avrebbe contribuito a far lievitare il costo dei trasporti via mare.
La mobilitazione potrebbe inoltre estendersi ad altri comparti produttivi. Per il 22 ottobre è infatti prevista una protesta dei pescherecci siciliani e calabresi, anch’essi alle prese con l’impennata del costo del carburante. L’iniziativa dovrebbe coinvolgere circa cento imbarcazioni nello Stretto di Messina. Intanto cresce la preoccupazione del mondo agricolo. Alcune organizzazioni di categoria hanno espresso comprensione per le ragioni della protesta, ma temono che il blocco possa provocare gravi danni alle aziende, soprattutto durante la fase di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli.



















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