Frana Niscemi, fissato a 1.573 euro al metro quadro il tetto per le delocalizzazioni

Frana Niscemi 2 Frana Niscemi, fissato a 1.573 euro al metro quadro il tetto per le delocalizzazioni Frana Niscemi 2 Frana Niscemi, fissato a 1.573 euro al metro quadro il tetto per le delocalizzazioni
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Niscemi (CL) — È di 1.573 euro al metro quadrato il parametro economico unitario massimo individuato per il calcolo dei contributi destinati alla delocalizzazione degli immobili colpiti dalla frana di Niscemi. La cifra definisce il “Costo totale dell’intervento di nuova edificazione” (CTN) e rappresenta l’asticella economica di riferimento su cui s’incastrerà il calcolo per la ricostruzione o il riacquisto delle abitazioni per le famiglie evacuate e per quelle residenti nelle aree a rischio idrogeologico.
​A fissare la cifra e le regole del piano è l’ordinanza numero 1205 del 4 agosto 2026, firmata dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile e Commissario Straordinario per l’area di Niscemi, Fabio Ciciliano, d’intesa con la Presidenza della Regione Siciliana. Il provvedimento attua quanto stabilito dal decreto-legge 25 del 2026, convertito nella legge 59/2026, mettendo a terra la disciplina congiunta per gli interventi di demolizione e delocalizzazione finanziati con un plafond complessivo di 150 milioni di euro.

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​Il diritto all’accesso ai contributi è garantito ai proprietari di immobili ad uso abitativo o produttivo che risultavano regolarmente accatastati alla data del 18 gennaio 2026. Il raggio d’azione dell’ordinanza si estende sia alle strutture distrutte o lesionate dagli smottamenti del mese di gennaio, sia agli edifici rimasti integri dal punto di vista strutturale ma compresi nella fascia di rispetto o comunque sgomberati a causa di un rischio residuo non mitigabile. Rimangono invece esclusi dal beneficio economico gli immobili sprovvisti di titolo abilitativo o che versavano già in uno stato di degrado collabente prima del dissesto.
​Per i cittadini coinvolti si aprono tre diverse strade operative: la costruzione di una nuova abitazione previa acquisizione di un’area edificabile alternativa a Niscemi o nei comuni confinanti, l’acquisto diretto di un immobile immediatamente disponibile sul mercato immobiliare locale, oppure il ripristino funzionale di un altro immobile già nella disponibilità giuridica del richiedente. L’ammontare effettivo del contributo sarà calcolato moltiplicando la superficie complessiva dell’immobile originario — definita sommando alla superficie utile netta il 60% della superficie non residenziale delle pertinenze — per il parametro economico unitario del costo totale d’intervento.

​Accanto al valore dell’immobile, l’ordinanza ammette al rimborso anche i costi accessori legati all’iter burocratico e al patrimonio personale distrutto. Sono infatti previsti fino a 3.000 euro per coprire le parcelle professionali, le perizie asseverate, le spese notarili e le relative imposte, a cui si aggiunge un indennizzo forfettario fino a 6.000 euro per il riacquisto di mobili e arredi andati perduti, graduato in base ai vani dell’abitazione con un tetto di 3.200 euro per l’ambiente cucina.
​Il Comune di Niscemi assumerà la veste di Soggetto Attuatore per la gestione e la verifica urbanistica delle pratiche, che dovranno essere completate entro 45 giorni dalla ricezione dell’istanza. Una volta concesso il contributo, i tempi dettati dalla Protezione Civile diventeranno estremamente stringenti: i proprietari avranno a disposizione 90 giorni per dare il via ai cantieri ed dovranno concludere le opere di ricostruzione o ripristino entro 24 mesi. Il mancato rispetto di queste scadenze senza un giustificato motivo comporterà la revoca automatica del finanziamento e la decadenza dal Contributo di Autonoma Sistemazione.

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