Screenshot 2025 08 07 alle 10.44.55 Frode da 1,5 milioni nel settore agrumicolo: sequestri per 300 mila euro nel siracusano Screenshot 2025 08 07 alle 10.44.55 Frode da 1,5 milioni nel settore agrumicolo: sequestri per 300 mila euro nel siracusano

Frode da 1,5 milioni nel settore agrumicolo: sequestri per 300 mila euro nel siracusano

ASCOLTA

Un sofisticato sistema di evasione fiscale è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Siracusa, che ha portato alla luce un’ingente frode nel settore agricolo, incentrata su una società “cartiera” creata ad hoc per emettere fatture false e alleggerire il carico fiscale di un imprenditore agrumicolo locale.

PROMO

L’indagine, condotta dalla Tenenza di Lentini e durata oltre un anno, ha preso avvio da un controllo su alcuni mancati versamenti di contributi previdenziali. Da lì, i finanzieri sono risaliti a un complesso meccanismo basato su una società priva di mezzi, dipendenti e terreni, formalmente attiva nella raccolta di agrumi, ma in realtà senza alcuna struttura operativa. La sede legale era domiciliata presso l’abitazione di un cittadino rumeno, che fungeva da prestanome.

Secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle, la cartiera emetteva false fatture – per un valore di oltre 1,5 milioni di euro – a favore di un’unica azienda agricola realmente operante nella produzione e commercializzazione di agrumi. L’operazione consentiva all’imprenditore di detrarre l’IVA (22%) e di evitare il pagamento dei contributi previdenziali per i lavoratori formalmente assunti dalla società fittizia, ma impiegati direttamente nei suoi fondi agricoli.

Decisivo, per smascherare il sistema, il tracciamento dell’indirizzo e-mail dell’imprenditore all’interno delle dichiarazioni fiscali della cartiera: un dettaglio che ha permesso di attribuirgli la regia dell’intero schema illecito. Inoltre, l’uomo, pur non risultando ufficialmente legato alla società, gestiva personalmente il suo conto corrente per spese private e attività estranee a qualunque attività agricola.

Il guadagno illecito derivante dalla frode è stato quantificato in circa 300 mila euro. Su disposizione della magistratura, è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per un valore equivalente: fondi comuni d’investimento, conti bancari, veicoli e terreni sono stati sottratti alla disponibilità dell’indagato.

Due le persone al centro dell’inchiesta: l’imprenditore agricolo, considerato il “dominus” della frode, e il prestanome rumeno. A loro carico sono state formulate accuse per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, nonché per mancato versamento di contributi previdenziali.

PROMO