Giovanni Brusca, il mafioso che nel 1992 premette il telecomando dell’esplosivo che fece saltare in aria l’autostrada all’altezza di Capaci, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, ha terminato il suo percorso giudiziario: è un uomo libero.
Alla fine di maggio si è concluso il periodo di libertà vigilata di quattro anni, misura stabilita dalla magistratura di sorveglianza come parte finale della pena inflitta al boss originario di San Giuseppe Jato. Brusca, noto alle cronache anche come il “boia di Capaci”, si era macchiato di decine di omicidi prima di essere arrestato e, successivamente, di intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia, preceduto da un iniziale pentimento rivelatosi non sincero.
La sua scarcerazione, avvenuta dopo 25 anni di detenzione, aveva sollevato forti polemiche in tutto il Paese, dividendo l’opinione pubblica sul valore e sui limiti della collaborazione con lo Stato da parte di criminali così efferati. Ora, con la fine della sorveglianza speciale, Brusca resterà comunque lontano dalla Sicilia e continuerà a vivere sotto protezione, con una nuova identità garantita dal programma previsto per i collaboratori di giustizia.