Maria Concetta Riina andrà in carcere: la Cassazione rigetta il ricorso per estorsione aggravata

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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’avvocato Francesco Olivieri, legale di Maria Concetta Riina, figlia maggiore del boss mafioso Totò Riina, rendendo esecutiva la misura cautelare in carcere per l’accusa di estorsione aggravata. Il provvedimento, che finora non era stato eseguito, arriva al termine di un lungo iter giudiziario avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. Secondo quanto emerso dalle indagini, Maria Concetta Riina avrebbe minacciato due imprenditori in Toscana per ottenere denaro, agendo in concorso con il marito Antonio Ciavarello, già detenuto per altri reati. In particolare, a un industriale di Siena avrebbe rivolto frasi intimidatorie come “Noi siamo sempre gli stessi di un tempo, le persone non cambiano” riuscendo a portare via una cesta di generi alimentari di 45 chili del valore di 350 euro e 1.000 euro. Le richieste rivolte a un secondo imprenditore, nel Pisano, non sarebbero invece andate a buon fine. L’indagine coinvolgeva anche il marito della Riina, Tony Ciavarello, che è già detenuto per una truffa. Inizialmente, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dai pubblici ministeri. Tuttavia, la DDA di Firenze ha ottenuto l’arresto dal Tribunale del Riesame, contro cui la difesa ha presentato impugnazione in Cassazione. Il rigetto definitivo del ricorso da parte della Suprema Corte chiude la strada alle impugnazioni e rende esecutivo il provvedimento.

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